Una foto d'archivio di protesta dei lavoratori della Italtel (Studionord)
Una foto d'archivio di protesta dei lavoratori della Italtel (Studionord)
Settimo Milanese (Milano), 30 settembre 2014 - I contratti  di solidarietà e la cassa integrazione a rotazione non bastano. Neppure il fatto che 110 dipendenti abbiamo lasciato volontariamente l’azienda nei mesi scorsi. E così Italtel, colosso delle telecomunicazioni, nel corso dell’ultimo incontro al ministero delle Sviluppo Economico con le organizzazioni sindacali e le istituzioni, ha ribadito la necessità di ridurre ulteriormente i dipendenti. Come previsto nell’omologa depositata in Tribunale a Milano e scritto nell’accordo del 25 gennaio scorso, Italtel vuole arrivare entro il 31 dicembre 2014 a 977. Oggi invece nelle sedi di Settimo Milanese, Roma e Palermo, ci sono 1.194 dipendenti (50 dirigenti e 1.144 impiegati), ben 217 (tre dirigenti e 214 impiegati) di troppo rispetto a quello stabilito dai vertici aziendale. E così nella sede milanese di Castelletto, la più grande del Gruppo con i suoi 950 dipendenti, ci si prepara a vivere l’ennesima fase di crisi e di ristrutturazione. 
 
L'incontro si è aperto con i dati sull’andamento economico di Italtel: al 31 agosto 2014 è migliorato rispetto all’anno precedente, ma resta al di sotto delle aspettative del Piano Industriale. Inoltre ci sono le scadenze da rispettare con le banche creditrici, in prima fila UniCredit. E così per il quarto anno consecutivo il risanamento dei conti dovrà passare dal taglio di professionalità e competenze. «azienda non ha mai parlato di procedura di mobilità per affrontare gli esuberi, ma non possiamo stare tranquilli, siamo molto preoccupati e non intendiamo abbassare il livello di guardia - dichiarano in una nota stampa le segreterie nazionali di Fim Fiom e Uilm - crediamo però che Italtel debba andare avanti con il Piano Industriale e avere un azionariato stabile. Le prossime settimane saranno importanti per raggiungere un accordo che tuteli lavoratori e azienda».
 
Intanto un pezzo dopo l’altro il colosso delle telecomunicazioni made in Italy, quello che per anni è stato guidato da Marisa Bellisario, simbolo dell’imprenditoria femminile, è stato smantellato. Anni di cassa integrazione, prepensionamenti, riconversioni, uscità in mobilità hanno tagliato persone e progetti. Ora sono rimasti tecnici, impiegati, addetti commerciali e pochi ricercatori. Le organizzazioni sindacali attendono che anche la politica faccia la sua parte. L’appello è stato lanciato. Nei giorni precedenti l’incontro al Ministero, le organizzazioni sindacali hanno incontrato il sottosegratario del consiglio dei ministri, Graziano Delrio e chiesto un impegno del Governo per rinnovare gli ammortizzatori sociali e scongiurare i licenziamenti
 
roberta.rampini@ilgiorno.net