Luca Rizza, 56 anni, titolare della concessionaria multimarca Maticar di via Magenta nella
Luca Rizza, 56 anni, titolare della concessionaria multimarca Maticar di via Magenta nella

Rho (Milano), 11 agosto 2019 - La prima bottiglia incendiaria non va a segno, la seconda lanciata due minuti dopo colpisce in pieno il bersaglio. Ammonta a oltre 50mila la stima dei danni provocati dalle due molotov lanciate mercoledì dal cavalcavia di Lucernate dentro la Maticar, concessionaria di auto multimarca aperta due settimane fa. Le fiamme hanno distrutto tre auto e danneggiato il capannone di via Magenta. "Per un’attività appena avviata si tratta di un danno grandissimo, le macchine erano in conto vendita, dovrò ripagarle, le assicurazioni coprono solo in parte", dice Luca Rizza, 56 anni, titolare dell’attività riaperta subito dopo l’attentato. Si indaga per scoprire quale sia la mano criminale che ha colpito. Rizza  dichiara di non aver mai ricevuto minacce, ma afferma "che il giorno prima dell’attentato incendiario aveva trovato la fiancata della sua auto rigata", qualcuno vi aveva inciso la scritta "amico degli sbirri".

Rizza è stato socio fino a 5 anni fa di Gianluca Calì, imprenditore che si è ribellato al racket di Cosa Nostra a Palermo perseguitato anche quando si è trasferito a Milano, poi le strade lavorative dei due si sono divise. Del caso si occupa il Commissariato di Rho-Pero, col passare delle ore ai fatti già noti si aggiungono piccoli dettagli. Il fatto risale a mercoledì scorso. Gli autori del gesto hanno agito nel bel mezzo del temporale, intorno alle 21.40 come registrano le telecamere a circuito chiuso. Per poter lanciare gli ordigni incendiari, superando l’alta rete di protezione del cavalcavia, hanno dovuto arrampicarsi sul guard rail che divide il marciapiede dalla carreggiata. Sul posto chiamati dagli automobilisti di passaggio sono intervenuti i vigili del fuoco. Spente le fiamme, Rizza si reca al Commissariato e denuncia tutto.

"Se dovesse succedere ancora? Denuncerò un’altra volta - dice il rivenditore - denuncerò sempre, sono dalla parte della legge, credo nella giustizia». E precisa che anche se ci sono similitudini con quanto accaduto a suo tempo al suo ex socio Calì «che ringrazio per la sua solidarietà in questi giorni», a oggi alla sua porta non si è presentato nessuno per chiedergli il pizzo, giura di non aver mai ricevuto minacce o intimidazioni, di non dover soldi a terzi, di non dover far conti con strozzini, clienti arrabbiati o mariti gelosi. Prima di aprire a Rho, Rizza aveva un’altra rivendita a Pero, rapinata da una banda di zingari. Identificati dalle telecamere i criminali erano finiti dietro le sbarre. "Sarà la magistratura a fare chiarezza - dice -. Però non mi fermo, continuo a fare il mio lavoro, non mi tiro indietro".  In queste ore l’imprenditore ha ricevuto molte parole di sostegno dalle attività vicine, tante le telefonate di solidarietà. «Nemmeno una parola invece dall’amministrazione comunale di Rho: qui non si è fatto sentire ancora nessuno».