C'era un volta l'Alfa Romeo
C'era un volta l'Alfa Romeo

Arese (Milano), 21 maggio 2019  – E' attesa per il 24 giugno la sentenza della Corte d’Appello del Tribunale di Milano, dopo il ricorso contro l’assoluzione di Paolo Cantarella e Giorgio Garuzzo, rispettivamente ex amministratore delegato e ex presidente di Fiat Auto, e altri 3 ex manager Alfa e Lancia. Erano tutti accusati della morte di 15 operai dello stabilimento Alfa Romeo di Arese causata, secondo l’accusa, da patologie tumorali dovute all’espidizione all’amianto. A maggio 2017 il giudice Paola Braggion della IX sezione penale aveva assolto con formula piena «perché il fatto non sussiste» tutti i cinque ex manager.

Nel processo d’Appello iniziato lo scorso 11 ottobre il procuratore generale Nicola Balice ha invece chiesto condanne dai 3 ai 4 anni di carcere. Ieri mattina presso la V sezione penale, davanti al presidente della Corte, Monica Magnoni e ai giudici Maria Carla Rossi e Micaela Curami, gli avvocati difensori dei dirigenti Fiat hanno concluso le loro arringhe chiedendo l’assoluzione per i cinque imputati.

«Ora vogliamo giustizia per gli operai morti - commenta Corrado Delle Donne, ex operaio e rappresentante sindacale dello Slai Cobas - il pg Belice ha affermato che se anche fosse vero che gli operai hanno iniziato a respirare amianto in altri posti, sicuramente l’esposizione alla fibra killer nello stabilimento aresino ha avuto effetti negativi e causato il loro decesso». Nel processo d’Appello sono parte civile Slai Cobas Alfa Romeo di Arese, Flmu, Asl Mi 1, Regione Lombardia, Inail, Comune di Arese, Associazione Esposti amianto, Medicina Democratica e i famigliari degli operai che non hanno conciliato con la Fiat/Fca in primo grado. La difesa ha chiesto che venga rigettata la costituzione delle parti civili sollevando indignazione da parte dei famigliari delle vittime che da anni attendono la fine della vicenda giudiziaria.