Milano, 31 ottobre 2020 

LETTERA

Non sono un divoratore di programmi tv e non faccio distinzione tra pubblico e privato. Trovo invece ingiusto che la Rai pensi di cancellare due canali che sfuggono alle logiche commerciali come Rai5 e Rai Storia, proprio quelli che – per filofosia – dovrebbero incarnare il senso del suo servizio. Alberto G., Milano

RISPOSTA

Concerti, spettacoli teatrali, documentari d’arte, approfondimenti storici: tutto quello che non fa la chiassosa-gossippara tv da audience e che in teoria dovrebbe contraddistinguere il servizio pubblico che attinge anche ai fondi degli utenti è di nuovo in forse. Paradossalmente proprio in un periodo in cui la gente avrà meno occasioni di andare al cinema o a teatro. Rai5 e Rai Storia rischiano di scomparire, si profila per loro una fine delle trasmissioni. Qualche mese fa era toccato anche a Rai Movie essere messa sulla graticola. La storia è sempre la stessa: riorganizzazione del servizio anche a fronte di numeri non da primi posti. Anche per questi due canali tematici si sono mossi gli spettatori con tanto di petizione. Sembra che in Italia sia in atto un attacco a tutto ciò che ha a che fare con la cultura, non produce (in questo caso audience e pubblicità) quindi è sacrificabile. Ma un servizio pubblico, come lo è quello della Rai, dovrebbe farsi carico di investire e promuovere settori che magari sono meno sostenibili dal punto di vista commerciale ma qualificanti. Sempre che la logica gestionale di viale Mazzini sia ancora questa.

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