Palazzo Lombardia
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Lecco, 30 settembre 2015 - Il default è stato evitato in extremis ma il futuro resta pieno di incertezze. Sette delle dodici province lombarde in odor di dissesto hanno ottenuto venti milioni di euro dalla Regione senza i quali Bergamo, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova e Varese non avrebbero potuto chiudere i rispettivi bilanci in pareggio. L’accordo politico (passato quasi sotto silenzio) tra l’Unione delle province Lombarde e la giunta Maroni è stato definito la scorsa settimana: in questo modo si potranno ripianare i rispettivi «buchi» (due i casi più pesanti con punte di 7-8 milioni) di un bilancio che per legge doveva essere chiuso nella giornata di oggi. Passato senza scossoni, invece, il bilancio della città metropolitana di Milano.

Ma la delibera di giunta arriverà solo nella giornata di venerdì, oggi solo la comunicazione ufficiale del Pirellone: con tutta probabilità una mail in posta certificata nella quale si annuncia l’arrivo dei soldi veri e propri. È l’ennesimo paradosso di una vicenda che in sé racchiude la logica schizofrenica che sembra sottendere di questi tempi i rapporti tra lo Stato e il territorio. Tant’è che c’è chi preferisce andarci con i piedi di piombo, come il presidente della provincia di Lodi. «Non presenteremo il bilancio perché aspettiamo, la deliberazione formale del 1° ottobre sullo stanziamento fondi deciso nella conferenza Stato-Città che dovrebbe portarci 700 mila euro - afferma il presidente della Provincia, Mauro Soldati -. In ogni caso contiamo di presentare il documento economico entro la data del richiamo che verrà fatto dalla Prefettura, scongiurando il commissariamento. Stiamo facendo l’impossibile». Che si navighi a vista non lo nasconde nemmeno Flavio Polano al timone della provincia di Lecco, a cui mancavano 2,2 milioni per far quadrare i conti. «Con questi soldi che dovrebbero arrivare dalla Regione andremo a sistemare quelle operazioni anticipate con ordinanze che io definirei a sbalzo». Stanziamenti fatti per garantire ad esempio il servizio degli insegnanti di sostegno, il trasporto pubblico, il riscaldamento nelle scuole e la pulizia delle strade. «Fino al 31 dicembre è tutto garantito, dal 1° gennaio 2016 è buio pesto». Una regola da qualche tempo a questa parte per le province lombarde dissanguate dai continui tagli da Roma (a Lecco un miliardo in meno quest’anno, due l’anno prossimo e tre nel 2017), dimezzate negli organici (nel ’98 i dipendenti erano 500, oggi 243 ma destinati ad essere ulteriormente ridotti del 50%), esautorate da alcune delle sue maggiori competenze ma comunque costrette a finanziarle.

Una matrioska di irrazionalità insomma che lascia il 2016 in un alone di incertezza preoccupante. Su cosa riserverà il futuro immediato lo racconta lo stesso Polano. «Il prossimo anno abbiamo già fatto il conto che il nostro sbilanciamento sarà di 14 milioni, un terzo del nostro bilancio: non si potrà più fare i salti mortali». É uno dei tanti paradossi tutti italiani: da una parte la logica (condivisibile) di una razionalizzazione dei costi e dall’altra però la mancanza di una regìa condivisa che indichi quale enti si occupi di cosa.

«Con il risultato che noi ci troviamo a finanziare settori di cui non siamo più di fatto titolari - ammette appunto Polano -. Sino ad ora ci siamo inventati degli escamotage ma dall’anno prossimo non sarà più possibile con tutto quello che ne consegue per i cittadini». A chi toccherà liberare le strade dalla neve la mattina del 1° gennaio prossimo non nè ancora dato saperlo. Di sicuro la notizia arriverà con un tweet, che se non altro è sempre molto trendy. andrea.morleo@ilgiorno.net