Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si appresta a entrare, da martedì 3 agosto, nel suo "semestre bianco", un periodo che anticipa il suo addio al Quirinale e che prevede alcune regole ben precise per l'esercizio delle sue funzioni. Ma cos'è il semestre bianco e cosa comporta?

Cosa succede (e cosa non succede)

Negli ultimi sei mesi del suo mandato, che dura sette anni, il presidente della Repubblica non può sciogliere le Camere, mossa che porta alla messa in calendario di nuove elezioni politiche per il rinnovo del parlamento e che è prerogativa unica del capo dello Stato. L'articolo della Costituzione che norma lo scioglimento delle camere e il suo stop nel cosiddetto "semestre bianco" è l'88 secondo il quale, si legge nella carta, "il presidente della Repubblica può, sentiti i loro presidenti (oggi Roberto Fico per la Camera e Maria Elisabetta Alberti Casellati per il Senato, la camera alta, ndr), sciogliere le camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura".

Perché il semestre bianco

Il potere di scioglimento delle camere è uno dei poteri più forti fra quelli che competono al capo dello Stato, che non può esercitarlo negli ultimi sei mesi prima di cessare il suo mandato. I padri costituenti - ovvero i parlamentari che scrissero la Costituzione, promulgata nel 1948 dall'assemblea costituente, l'organo legislativo eletto nel 1946, quando gli italiani furono chiamati alle urne per le prime elezioni libere dopo la fine del regime fascista e anche per il referendum in cui scelsero la Repubblica ai danni della monarchia - temevano infatti, all'inizio dell'era repubblicana e subito dopo la fine del ventennio fascista, che un presidente autoritario avrebbe potuto sciogliere le camere per farne eleggere di più compiacenti e sperare in un secondo mandato.

La modifica del 1991

Nel 1991, per evitare quello che fu definito un "ingorgo istituzionale" per la coincidenza della fine della legislatura con la fine del mandato presidenziale di Francesco Cossiga, si modificò l'articolo 88, aggiungendo all'ultima frase le parole "salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura".

Chi lo volle

A introdurre il semestre bianco all'interno della Costituzione, quindi, fu l'assemblea costituente, il gruppo di politici che ebbe l'incarico di scrivere la carta, oltre che di eleggere il capo provvisorio dello Stato, l'avvocato Enrico De Nicola, che assunse poi il ruolo di presidente della Repubblica l'1 gennaio del 1948, in mome proprio della prima disposizione tranistoria e finale della Costituzione. Ma la specifica sul semestre bianco dell'articolo 88 ha un suo papà, oggi dimenticato, come molti dei costituenti. Si tratta di Renzo Laconi, un politico sardo, antifascista e iscritto al Pci, docente di filosofia e sindacalista, guardato con grande rispetto anche dalla esigentissima segreteria di Palmiro Togliatti, leader comunista.

Eletto tra i costituenti Laconi entrò nel ristretto gruppo della Commissione dei 75 che redasse materialmente gli articoli della nuova Carta. Fu lui, durante la stesura della Costituzione a proporre un emendamento all'articolo sul principale potere del Presidente, quello dello scioglimento delle camere. Tale facoltà, propose Laconi, non può essere esercitata "negli ultimi sei mesi del suo mandato". "Se noi non stabilissimo un certo limite nella facoltà del Presidente, riguardo allo scioglimento delle camere - spiegò il politico sardo - il presidente della Repubblica avrebbe la possibilità di fare un piccolo colpo di stato legale, e cioé potrebbe sciogliere le camere per avere prorogati i poteri e avvalersi di questo potere prorogato per influenzare le nuove elezioni". 

I poteri che restano intatti

Nel semestre bianco, data l'impossibilità di sciogliere le camere in anticipo, ci troviamo con un capo dello Stato "indebolito" nelle sue funzioni? No, di certo. E Mattarella - che non ha mai esercitato nel suo settennato la facoltà di sciogliere le camere in anticipo - lo ha ricordato con una lettera rivolta al premier Mario Draghi e ai due presidenti delle camere (Fico per la Camera dei deputati, Casellati per il Senato) due giorni fa.

Negli ultimi sei mesi del suo mandato alla guida dello Stato italiano il presidente della Repubblica conserva il potere di nomina, ovvera la possibilità, in caso di crisi di governo, di incaricare una personalità che guidi il governo per il tratto finale della legislatura. E sempre a lui resta in capo il potere di nominare i ministri su proposta del presidente del Consiglio. C'è poi la cosiddetta "moral suasion", mansione non normato dalla Costituzione scritta ma ben presente in quella reale, quando il capo dello Stato con colloqui mirati cerca di orientare le decisioni dei partiti, chiedendo un supplemento di ragionevolezza a fronte dell'interesse superiore del Paese.

Non manca il potere di firma. La facoltà di firmare disegni di legge e decreti, per autorizzarne la pubblicazione o la presentazione alle Camere, dà di fatto al presidente un margine di manovra per correggere provvedimenti che fossero palesemente incostituzionali.

E ancora il rinvio delle leggi alle Camere per un supplemento di confronto che garantisca di perfezionare un provvedimento già approvato da entrambi i rami del parlamento, che in questo caso dovranno uscire dai palazzi della politica con una nuova legge, da approvare secondo la consueta trafila. 

Il capo dello Stato nel semestre bianco può ancora inviare messaggi al Paese (come quello che inviò l'anno scorso, in uno dei momenti più drammatici della pandemia, quando raccomandò i cittadini a seguire le disposizioni adottate dal governo per cercare di contenere il contagio da coronavirus) e alle camere. Infine presiede il Csm, il Consiglio supremo di Difesa, ha il comando delle Forze armate, ratifica i trattati internazionali.