Milano, 20 ottobre 2017 - Per i promotori il quesito del referendum autonomista lombardo è aperto e quindi portatore di mille possibilità. Per i detrattori è vuoto e quindi inutile. I concetti di «aperto» e di «vuoto» in questo caso sono più vicini che in altri. Ad avvicinarli è un dato di fatto: il quesito approvato dal Consiglio regionale non specifica quali siano le materie per le quali col referendum si chiede autonomia dallo Stato. Sulle singole materie non c’è indicazione: possono valere tutte e nessuna. Nel quesito che domenica i lombardi si troveranno sui tablet recapitati nei seggi viene semplicemente indicato il contenitore di competenze al quale si potrà eventualmente attingere: l’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. È qui, nonché nell’articolo successivo (117), che bisogna cercare quel che la Lombardia può rivendicare. Innanzitutto le Regioni possono chiedere maggiore autonomia sulle materie per le quali già vige la legislazione concorrente, ovvero le materie sulle quali la competenza dello Stato non è esclusiva.

Quali sono? Meglio prendere un bel respiro: rapporti internazionali e con l’Unione europea, commercio estero, tutela e sicurezza del lavoro, istruzione (esclusa quella professionale), ricerca, tutela della salute, protezione civile, governo del territorio, porti e aeroporti civili, reti di trasporto e di navigazione, produzione, trasporto e distribuzione dell’energia, previdenza complementare e integrativa, coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, valorizzazione dei beni culturali e ambientali, casse di risparmio, casse rurali. In aggiunta a queste, le Regione possono chiedere autonomia su alcune materie che la Costituzione riconosce di competenza esclusiva dello Stato. Stavolta l’elenco è snello: organizzazione della giustizia di pace, norme generali sull’istruzione, tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali. Tutte le altre materie, referendum sì o referendum no, restano di competenza esclusiva dello Stato. E tra queste ci sono anche le tasse. L’articolo 117 della Costituzione fa esplicito riferimento al «sistema tributario e contabile dello Stato», all’«armonizzazione dei bilanci pubblici» e alla «perequazione delle risorse finanziarie» come prerogative esclusive dello Stato.

Referendum sì, referendum no, agli enti locali resta il «coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario», che è facoltà diversa da quella di poter trattenere entro i propri confini quote rilevanti di risorse, o di imposte. Né la Costituzione prevede alcun alleggerimento dei vincoli fiscali se le Regioni decidono di prendersi più competenze. In conclusione: gli ambiti nei quali la Lombardia sarà più autonoma non si decideranno domenica ai seggi ma nella trattativa che il Governo aprirà con la Regione nel caso in cui vinca il sì (come probabile) e ritenga di volerla aprire. Non è nelle possibilità del referendum una significativa revisione del sistema tributario. E la decisione finale sull’autonomia spetterà comunque al Parlamento.

giambattista.anastasio@ilgiorno.net