Roma - Nel sistema solare della politica italiana, accanto ai partiti che orbitano attorno al Governo Draghi si stanno inserendo molteplici forze gravitazionali. Con la prospettiva sempre meno remota che il probabile buco nero dell’implosione, prima o dopo le elezioni, di alcune forze politiche possa determinare la formazione di una sorta di Draghi party trasversale. Un partito direttamente o indirettamente riferibile a Mario Draghi che viene gia’ chiaramente delineato in forte crescita da tutti i sondaggi. Le perturbazioni delle forze gravitazionali riguardano le ambizioni dei leader, la sfida per la premiership fra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, la rincorsa al potere perduto e anche gli interessi strategici internazionali che dietro le quinte tentano di contrastare il rigoroso rispetto della linea atlantica e il deciso abbandono degli ammiccamenti, affaristici e non, con la Cina. 

Il planetario politico, secondo l’agenzia Italpress, evidenzia come le accelerazioni gravitazionali siano determinate da tre congiunzioni astrali: la definizione dell’assetto del Movimento 5 Stelle, le amministrative e la riconferma, a febbraio del 2022, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella o l’elezione di un nuovo Capo dello Stato. La logica del blackjack che nelle ultime settimane sembra caratterizzare l’evoluzione dei rapporti interni fra i 5 Stelle, potrebbe determinare effetti imprevedibili che vanno dalla scissione al tentativo di destabilizzare il governo Draghi. Sulla definizione del nuovo statuto il metodo dell’accentramento e del rinvio, caro al leader in pectore Giuseppe Conte, colliderebbe col proposito del fondatore e garante del Movimento Beppe Grillo di conservare il potere di veto e di indirizzo, tanto sulla linea politica quanto sulla scelta delle candidature alle politiche.

Posizioni apparentemente inconciliabili con l’attitudine di Conte a decidere e governare da solo. Su Grillo inoltre, a parte le vicissitudini familiari, pesa anche l’aperta sponsorizzazione della politica della Cina. Una considerazione accompagnata dalla sottile constatazione che le cinque stelle del movimento sono uguali a quelle della bandiera rossa della Repubblica popolare cinese. Al confronto sempre piu’ serrato fra Conte e Grillo si aggiungono le scosse telluriche dei gruppi parlamentari grillini, allarmati dalle prospettive sempre meno sicure per i deputati e i senatori uscenti di essere prima candidati e poi soprattutto rieletti. Come spesso avviene nei partiti, per trovare un compromesso interno, le tensioni potrebbero essere scaricate all’esterno e sfociare in un tentativo di destabilizzare il Governo Draghi. L’alibi potrebbe essere costituito dalle imminenti nomine alla Rai e dintorni. Destabilizzazione che vista la posizione del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e dell’ala governista dei 5 Stelle potrebbe provocare una scissione. 

Sotto traccia, nell’ambito della Lega e al Nazareno, vengono coltivati vari retropensieri non proprio di felicita’ per gli innegabili successi interni e in particolare internazionali del Premier. Fra i leghisti e’ in corso un processo carsico del quale si scorgono solo le sfumature. Il sorpasso in progress da parte di Giorgia Meloni, le difficolta’ a trovare candidati unitari di centro destra a Milano e nelle altre grandi citta’ al voto in autunno, il capovolgimento degli scenari internazionali (dal populismo antieuropeo a Trump a Putin) che erano i punti di riferimento e da ultimo il mezzo boomerang del partito unico del centrodestra, hanno sovraesposto Matteo Salvini e appannato l’appeal della Lega. Retropensieri maliziosi nei confronti di Draghi circolano anche nel Pd, dove le orbite delle correnti interne sono di nuovo in rotta di collisione per l’ennesimo colpo di scena in Calabria determinato dalla candidatura unitaria con i 5 stelle per le regionali di Maria Antonietta Ventura, Presidente dell’Unicef calabrese. Lo snodo che continua ad agitare il Nazareno e’ principalmente quello delle elezioni a Roma. 

Il risultato di Roberto Gualtieri potrebbe rafforzare o mettere in crisi la segreteria di Enrico Letta. Che verrebbe invece terremotata se il candidato Pd venisse superato dall’indipendente Carlo Calenda. Lo stand by di Forza Italia, in attesa del ritorno sulla scena di Silvio Berlusconi, un rientro che molti temono possa trasformarsi in un miraggio, stabilizza il governo e rafforza oggettivamente anche la posizione di Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia si ritrova ad attendere sulla riva del fiume la piena dei consensi politici preannunciati dai sondaggi. Una piena che, in caso di affermazione del centro destra alle elezioni politiche, lascia intravedere la premiership. Le chance di una Prima Ministra, oltre ad essere in forte crescita procedono parallelamente a quelle dell’elezione di una donna alla Presidenza della Repubblica.

Una svolta storica che secondo gli ambienti parlamentari, con Giorgia Meloni e Marta Cartabia, ma anche con Anna Finocchiaro ed Elena Cattaneo, potrebbe concretizzarsi tanto a Palazzo Chigi che al Quirinale. Se non in entrambi i vertici della Repubblica. Una Repubblica Italiana alla quale Mattarella e Draghi hanno restituito piena credibilita’ internazionale e un ruolo di baricentro europeo, mentre nel planetario dei partiti, parafrasando Giordano Bruno, si potrebbe dire che l’universo della politica continua a essere tutto centro e tutto circonferenza.