“Fedez? E’ un artista che come tanti altri non accetta che nel Paese dove vive ci siano discriminazioni nei confronti di persone che subiscono quotidianamente crimini d’odio per la loro condizione personale. Negli Usa è normale: gli artisti denunciano ogni forma di discriminazione e di violenza”, commenta il deputato del Pd Alessandro Zan, parlando del ddl contro l’omofobia. Sul caso Fedez “dalla Rai mi sarei aspettato delle scuse più importanti, la Rai non ha fatto una bella figura, mi aspetto che queste cose non succedano più. In un Paese civile non può esserci nessuna forma di censura”

 “Il 5 novembre il ddl è stato trasferito al Senato per la seconda lettura ma purtroppo ci troviamo impantanati perché un partito politico, e in particolar modo il presidente della Commissione Giustizia, ha deciso di tenere la legge in ostaggio. Una legge approvata da un ramo del Parlamento viene automaticamente calendarizzata”, mentre con il ddl Zan “è stato necessario un voto della Commissione, questo dimostra come il presidente Ostellari abbia utilizzato impropriamente le proprie prerogative”, osserva l’esponente dem.

«Solitamente una legge che viene approvata in un ramo del Parlamento viene automaticamente calendarizzata nell’altro, qui invece si è cercato di rinviare in continuazione e c’è voluto un voto della commissione che sancisce una cosa che normalmente si fa, questo è un fatto inedito che dimostra come il presidente della commissione abbia utilizzato impropriamente le proprie prerogative che invece dovrebbero essere super partes, lui si è messo di traverso come se la commissione fosse sua priorità». ricorda Zan, il ddl è stato approvato «alla Camera con una grande maggioranza di deputati anche del centrodestra».

Ma «il giorno dopo è stata trasferita al Senato per la seconda lettura e purtroppo ci troviamo ancora impantanati, perché il presidente della commissione di giustizia ha deciso di tenerla in ostaggio».
Intanto anche gli artisti si sono dedicati alla vicenda, L’ultima icona è Fedez che doma il cavallo della Rai. È il murales spuntato nottetempo in via Podgora, a Roma, la strada che costeggia la sede principale della tv pubblica. L’opera, che porta la firma dello street artist Harry Greb, è intitolata «Non è la Rai» e rappresenta il rapper che cavalca il cavallo simbolo della Rai, sul quale sono impresse frasi estratte dal suo discorso di sul palco del primo maggio: dl Zan, stop omofobia, censura tv pubblica e diritti dei lavoratori.