Milano, 6 marzo 2018 - Attilio Fontana è il nuovo presidente della Regione LombardiaIl candidato del centrodestra ha ottenuto il 49,74% dei voti alle elezioni regionali ed è diventato governatore con un distacco di venti punti sul suo avversario di centrosinistra, Giorgio Gori, che si è fermato al 29,09%. Dario Violi, dei 5 stelle, ha avuto il 17,36% delle preferenze, mentre Onorio Rosati di LeU l'1,93. 

Giorgio Gori non ha vinto in nessuna delle 12 province della regione. È però risultato il più votato a Bergamo, dove è sindaco, e a Milano città. A Bergamo ha ottenuto il 43,3% delle preferenze contro il 41,51% del suo avversario di centrodestra Attilio Fontana. A Milano il 41,12 contro il 40,16 dell'ex sindaco di Varese. Fontana è risultato primo in tutte le province con un picco del 61,74% a Sondrio dove la Lega da sola ha ottenuto il 45,81% dei voti. A Bergamo ha ottenuto il 54,98%, a Mantova il 44,53%, a Cremona il 51,67%, a Monza il 48,32%, a Lecco il 51,85%, a Como il 56,22%, a Varese il 53,58%, a Milano il 42,83%, a Pavia il 51,42% e a Lodi il 51,86%. Ci sono poi piccoli Comuni dove le percentuali sono risultate 'bulgarè come a Morterone nel Lecchese, il primo seggio scrutinato in assoluto, dove su 26 votanti Fontana ha ottenuto 21 preferenze, ovvero l'80,76%.

«I risultati sono sufficientemente netti per ammettere la sconfitta. Nelle urne leggiamo che qualunque cosa avessimo detto e fatto, forse, non avrebbe cambiato il risultato. Il vento populista ha spazzato via tutto", ha detto lunedì pomeriggio il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione. "Ho chiamato Fontana poco fa per fargli i complimenti" ha fatto sapere Gori. Al suo arrivo al comitato elettorale di corso Buenos Aires, il candidato è stato comunque applaudito dai militanti e gli applausi vengono ripagati con l’ironia: "Pensate se avessi vinto...". Poi l'analisi del vioto: "Queste elezioni sono state molto politiche e molto poco regionali: per effetto dell’election day il voto che ha caratterizzato il centrodestra al Nord sul piano nazionale si è poi riversato sul regionale. Abbiamo eretto una difesa contro il vento populista, i risultati positivi a Milano non sono stati sufficienti ma – ha rivendicato Gori – abbiamo lasciato un segno di politica seria e credibile che non racconta balle ai cittadini e si sforza di tenere alta la bandiera del riformismo. Fare meglio è quello che ci rappresenta, non farò mancare il mio impegno nei prossimi anni".

In quale veste Gori continuerà a dare il suo contributo per la causa del centrosinistra non è, però, ancora chiaro. Il candidato governatore deve scegliere se stare in Consiglio regionale capeggiando l’opposizione al centrodestra o se continuare a fare il sindaco di Bergamo. "Questa è una scelta personale" ha premesso Gori prima di far sapere che intende prendersi "i 90 giorni di tempo previsti dalla legge per decidere se continuare come primo cittadino o se, appunto, fare il consigliere regionale di opposizione». «Sento entrambe le responsabilità» spiega Gori prima di sottolineare come «un’opposizione agguerrita in Regione continuerà ad esserci in ogni caso come c’è sempre stata".