Roma, 12 febbraio 2021 - Potrebbe essere il gran giorno, quello dello scioglimento della riserva. Che appare comunque ormai certo per il premier incaricato Mario Draghi. Ormai al lavoro da giorni con il presidente Mattarella, per la composizione della squadra dei ministri, si è lasciato alle spalle anche l’incognita dell’appoggio del MoVimento Cinque Stelle. Che, ricordiamolo, resta la forza più rappresentata in Parlamento. Scissionisti e ribelli a parte, ma potrebbero essere al massimo poche decine, che vanno ad aggiungersi alla pattuglia di Fratelli d’Italia per il No, i numeri dovrebbero garantire vento in poppa al veliero di Draghi ormai senza più ombra di tempesta.

Salvini all'attacco

Qualche frizione però, sull’onda degli antichi dissapori, resta in piedi anche nella vsta maggioranza che sosterrà Draghi. A lanciare il primo dardo è Salvini, che commenta con sarcasmo i fantasmi di scissione nei pentastellati, dopo il voto sulla piattaforma Rousseau. “Finalmente - dice - Perché c’erano 60 milioni di italiani attaccati a Grillo e alla piattaforma Rousseau, con tutti i problemi che ci sono nel Paese”. 
 Per Salvini “59 a 41 parla di un MoVimento spaccato”. Poi l’ammissione: “Per il governo Draghi nascente - ha continuato - non è un buon segnale. Quello che era il primo partito italiano, anche se ormai non lo è piu’, e’ totalmente scisso nonostante i si’ di Conte, Grillo, Di Maio. A maggior ragione ci sentiamo responsabili della missione e della buona riuscita, come Lega e come Forza Italia”. 

Le profezie di Giorgia

Salvini torna poi sui conflitti con l’alleata: “Rispetto la scelta di non starci di Giorgia Meloni - - aggiunge - io preferisco partecipare se c’e’ in ballo il futuro di mio figlio piuttosto che assistere a quello che fanno gli altri”. Salvini ha ammesso infine di avere incontrato Mario Draghi già tre volte innquesti giorni, di cui una in via riservata. 
Indirettamente gli risponde proprio la leader di Fdi: “Su cosa litigheranno i partiti della maggioranza che sostiene Mario Draghi? Sull’immigrazione non so come si possano mettere insieme la Lega e la Boldrini. Sul reddito di cittadinanza, se Draghi intende investire sulla spesa buona e non sui bonus a pioggia dovrebbe interrogarsi ampiamente”, ha detto Giorgia Meloni.

L'innamoramento di Landini

Se c’è invece qualcuno che al momento vede solo rosa è il leader della Cgil, Maurizio Landini, secondo il quale “La novità del presidente del consiglio incaricato, Mario Draghi, è che ha consultato le parti sociali prima di fare il Governo”. Aggiungendo che “è un elemento che di per sè parla”.
Landini ha affermato poi che quello con le parti sociali “non sarà un incontro transitorio”, ma c’è la volontà di “costruire un sistema di relazioni e rapporti per affrontare i problemi. Poi vedremo nel merito. Adesso non deve fare il banchiere, ma governare il Paese. Le persone stanno male, c’è bisogno di cambiare tante cose e investire sul lavoro”.
Landini parla poi delle tasse: “La riforma fiscale deve essere subito messa in campo. Tutti dicono che in questa pandemia sono aumentate le diseguaglianze, i poveri sono piu’ poveri e i ricchi sempre piu’ ricchi. Abbiamo detto a Draghi che serve una riforma sulla progressivita’ in base al reddito che hanno. Gli scaglioni devono essere rivisti. I pensionati ad esempio devono pagare meno Irpef”.

Boschi: "Prima le donne"

Dai grandi sponsor di Draghi arriva anche un’originale dichiarazione di Maria Elena Boschi (Italia Viva), che già, forse interessata, punta il focus sulla squadra di govenro: ”Per ora l’unico governo italiano con meta’ ministri donne e meta’ uomini e’ stato quello di Renzi, di cui facevo parte. Mi auguro che Draghi superi Renzi e ci siano ancora piu’ donne. Mi auguro che anche le forze politiche suggeriscano sia uomini che donne. Sarebbe un bel segnale perche’ le donne possono cambiare l’agenda politica”.

Polvere di Stelle

Infine i tormenti interni al M5S, che denotano una truppa parlamentare in subbuglio. Nella quale non tutti gli eletti schieratisi a favore del No ora accettano il risultato del voto. Qualcuno parla apertamente di rischio scissione: “Una dinamica da non escludere“, spiega il deputato Pino Cabras, che aggiunge: “Non voterò la fiducia a Draghi se le premesse sono queste, nessuno conosce il programma. Per convincermi, Draghi dovrebbe stupirmi con effetti speciali“.
“Il voto di oggi è stata una brutta pagina per la democrazia“, commenta il senatore Emanuele Dessì. Il collega Mattia Crucioli fa sapere che non voterà la fiducia in Aula, proprio come il deputato Andrea Colletti (al 99% dirò di no). Per Elio Lannutti - uno dei più accesi oppositori del governo Draghi -, invece, quello di Rousseau è un voto vincolante che “impone di votare la fiducia al nuovo governo“. Sulla stessa lunghezza d‘onda Danilo Toninelli, che pur avendo votato NO su Rousseau rientra nei ranghi: “Il voto va rispettato. Non sarà facile, ma ce la metteremo tutta“.