Sergio Mattarella
Sergio Mattarella

Roma, 4 febbraio 2021 – Un'inquadratura che è negli occhi e nei cuori di tutti gli Italiani fra i 40 e i 70 anni. Finale del Mondiale 1982 a Madrid. In campo Italia e Germania. Il presidente della Repubblica Sandro Pertini in tribuna al Santiago Bernabeu si alza in piedi per esultare al terzo gol azzurro, realizzato da “Spillo” Altobelli. Si volta verso re Juan Carlos, il padrone di casa. “Non ci prendono più” esclama, con la gioia di un bambino davanti alla televisione. In mano l'inseparabile pipa. È quello il momento in cui il Capo dello Stato abbatte ogni steccato e svela la sua profonda umanità, entrando in sintonia completa con il popolo italiano. Non più un politico e basta. Un amico, piuttosto. Ma anche un punto di riferimento a cui aggrapparsi alla fine di uno dei periodi più bui della storia italiana, segnato dal terrorismo e da difficoltà sul piano economico.

Il “momento Pertini” di Sergio Mattarella, ultimo erede del socialista genovese al Quirinale, è caduto alla fine del marzo scorso in un'altra fase drammatica per il Paese, alle prese con una pandemia ancora sconosciuta. L'inquilino del Colle decide di rivolgersi direttamente agli italiani, travolti dal drammatico conto imposto dal coronavirus e disorientati di fronte alle restrizioni del lockdown. Nel video pubblicato su Facebook, inizialmente, un errore tecnico mai capitato nella storia della Repubblica permette di visualizzare prove e fuori onda. Mattarella si ferma a metà del discorso (“Oh Signore, non riesco a leggere), quasi si giustifica con un operatore, “catechizza” con bonomia il portavoce. Ma il passaggio decisivo è quando il presidente si passa una mano fra i capelli, evidentemente su suggerimento fuori inquadratura, e ammette “Eh Giovanni, non vado dal barbiere neanche io”. Da una parte il ruolo istituzionale gli impone di trovare le parole giuste per provare a rassicurare un popolo smarrito. Dall'altra, quella frase su una delle tante privazioni che gli italiani stanno imparando a conoscere con il lockdown, lo fa entrare nelle nostre case e gli permette di intercettare simpatia e riconoscenza.

Lo stile Mattarella

Quello che passerà alla storia come “il video del parrucchiere”, seguito poi da una corsa alla ricerca del barbiere in questione, Franco Alonso, un palermitano di 81 anni che opera in una bottega del centro, si è affermato come il momento di maggiore comunanza fra gli italiani e Mattarella. Fin dall'inizio del suo settennato, però, il politico siciliano, prima di salire al Colle noto soprattutto come fratello di Piersanti, presidente della Regione ucciso dalla Mafia oltre che artefice del cosiddetto “mattarellum”, il sistema elettorale con cui siamo andati a votare dal 1994 al 2001, ha voluto affermare uno stile improntato a pacatezza e sobrietà, senza però trascurare la fermezza. Lo ha fatto nei rapporti con la politica e il sistema dei partiti, che non ha esitato a richiamare ai suoi doveri. Lo ha fatto nelle visite istituzionali, in cui è sempre riuscito a raccogliere manifestazioni di apprezzamento grazie a gesti semplici seppure solenni. Lo ha fatto nei messaggi di fine anno, concisi ed essenziali ancorché densi di riferimenti all'attualità.

Quello in chiusura del complicatissimo 2020 è stato una sorta di manifesto, a partire dalle scelte formali: in piedi, con la Vetrata e il Cortile d'onore del Quirinale a fare da sfondo, è stata una lunga incitazione agli italiani a trovare lo spirito per affrontare la sfide dell'anno che, si spera, potrebbe condurci alla ripresa: il richiamo a seguire i comportamenti giusti per tornare all'auspicata normalità, la fiducia nel vaccino (“lo farò appena possibile, dopo le categorie a rischio che devono avere la precedenza”), l'affermazione del valore dell'Unione Europa, il legame fra responsabilità delle istituzioni e sentimenti delle persone. Fino alla chiusura: “Sarà un anno di lavoro intenso. Abbiamo le risorse per farcela”

Il ruolo nella crisi

Il presidente della Repubblica si è mosso con decisione in un panorama politico confuso, ovviamente nel rispetto assoluto delle prerogative che la Costituzione – una bussola per Mattarella - indica per il suo ruolo. Verificato che il tentativo del presidente della Camera Roberto Fico non aveva alcuna possibilità di andare in porto, nonostante nei palazzi si fosse diffusa la voce che dai partiti potesse arrivare la richiesta di qualche giorno in più per proseguire nelle trattative, il Capo dello Stato ha impresso una decisa “sterzata”. In un discorso di sette minuti il presidente della Repubblica ha illuminato la popolazione sui motivi della sua scelta.

Le crisi sanitaria ed economica impongono decisioni rigorose eppure decise. Da qui l'esigenza di contare su “un governo nella pienezza delle sue funzioni e non un governo con l'attività ridotta al minimo”. La politica, è il ragionamento di Mattarella, ha il dovere di dare risposte chiare ai cittadini. E lo deve fare in tempi brevi, soprattutto in questa situazione ancora segnata dalla pandemia e dai suoi effetti. Da qui l'incarico a Draghi, per trovare sbocco a una crisi in cui perdere altro tempo sarebbe stato imperdonabile. Rappresentando, ancora una volta, come sempre nel suo settennato, l'unità nazionale. Come è scritto nella Costituzione.