Roma - Mezzanotte di fuoco. Anzi, di coprifuoco. Si consuma sullo stop alle attività serali, tanto odiato da Giorgia Meloni, la prima vera rottura tra le forze di centrodestra, che alla vigilia del governo Draghi i sondaggi davano (e di fatto danno ancora, se unite) in autorevole vantaggio in un ipotetica consultazione elettorale. Matteo Salvini. di certo preoccupato anche dei sondaggi che vedono l’alleata rubargli la scena e la leadership, fa asse con Forza Italia come “centrodestra di governo” e cerca di fatto di isolare Fratelli d’Italia, che avevndo scelto di stare all’opposizione raggranella consensi. Lega e Fi ottengono da Draghi l'impegno a rivedere il coprifuoco a maggio, con un occhio ai contagi. Cantano vittoria e isolano Fdi, che voleva un voto contrario.

Ma il segretario leghista resta un politico concreto e, allo stesso tempo, non prende del tutto le distanze dal partito di Giorgia Meloni. Non partecipa dunque, insieme a FI, al voto sull’ordine del giorno al decreto Covid presentato da FdI, che chiedeva di annullarlo proprio, il coprifuoco delle 22. Un “doppio movimento“ che fa infuriare gli altri partiti di maggioranza, Pd, M5s e Leu, che gli chiedono nuovamente di scegliere “da che parte stare”. La Lega di lotta e di governo, insomma, non sta bene a chi sostiene Draghi.

 Apparentemente, il bersaglio del Salvini “di governo“ sembra, in mattinata, la leader di FdI. I leghisti considerano “provocazioni” le mosse della storica alleata di centrodestra, la presentazione di un ordine del giorno al dl Covid in cui si chiede la cancellazione del coprifuoco, oltre alla mozione di sfiducia al ministro della Salute Roberto Speranza, che sara’ discussa domani in Senato. In Aula alla Camera, volano scintille tra FdI e Lega nel corso delle dichiarazioni di voto sulle comunicazioni di Mario Draghi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ad accendere la miccia e’ Meloni, che attacca i partiti della maggioranza, accusandoli di “votare il piano a scatola chiusa” .

 “Il Parlamento e’ stato esautorato”, prosegue, perche’ “non volevate trovarvi nella difficolta’ di dover mettere insieme la vostra litigiosa maggioranza”. “Oggi non siamo nella condizione di giudicare in coscienza un documento di 330 pagine che comporta una spesa di 250 miliardi di euro in tutti i settori vitali del Paese”, lamenta la presidnete di FdI. Al vetriolo la replica del capogruppo leghista Riccardo Molinari. “Non nascondiamoci dietro un dito, anche noi avremmo preferito avere piu’ tempo per approfondire le tematiche del Pnrr ma bisogna capire anche le esigenze del governo e la serieta’ del presidente Draghi che vuol portare entro il 30 aprile a Bruxelles il piano perche’ l’Italia sara’ la prima beneficiaria di questo piano.

 Visto la situazione di grave difficolta’ del Paese, noi, come rappresentanti dei cittadini, siamo ben pagati per fare uno sforzo e leggere 300 pagine, scritte in grande con figure e interlinee in qualche ora per poter dibattere del futuro del Paese”. Il carico da novanta lo mette lo stesso Salvini. In tv, a chi gli chiede di commentare Meloni che dice che e’ impossibile leggere il Recovery Plan in pochi giorni, lui risponde: “Io ci sono riuscito, me lo sono letto tutto. Uno ci deve mettere un po’ di voglia. Ci ho messo piu’ di una nottata”.

Ma la stilettata piu’ dolorosa per Giorgia Meloni arriva da un particolare, inserito, nero su bianco, nella scarna nota fatta trapelare al termine del “vertice” pomeridiano tra il segretario leghista e gli azzurri Antonio Tajani e Licia Ronzulli. Le poche righe di comunicato con cui si festeggia l’intesa di maggioranza sul coprifuoco, che portera’ a una revisione della misura a meta’ maggio, sono firmate da “fonti di centrodestra di governo”. Un neologismo inventato ad arte per indicare un ‘asse’ da cui si vuole escludere Meloni, che, come noto, sta all’opposizione del governo Draghi, ed e’ ritenuta colpevole, a giudizio di Lega e FI, di aver lanciato offensive provocatorie - con l’odg sul coprifuoco e la sfiducia a Speranza - per mettere gli storici alleati in difficolta’.

 Prima del vertice, i forzisti e Salvini, stavolta “di governo2, avevano contribuito al raggiungimento dell’intesa sul coprifuoco, grazie al via libera di Draghi e la mediazione del ministro M5s ai Rapporti con il Parlamento Federico d’Inca’. L’intesa prevede che vi sara’ una valutazione della misura del coprifuoco a partire dalla seconda meta’ di maggio, che portera’ a una eventuale revisione delle restrizioni nel caso in cui i dati epidemiologici lo consentano. Uno scenario in realta’ gia’ previsto de facto dal calendario governativo, ma che Lega e FI accolgono come una “vittoria politica”. In questo modo, gli altri partiti, da loro considerati piu’ rigoristi - argomentano - hanno scritto nero su bianco la scadenza formale, che non e’ piu’ il 31 luglio. 

Ma durante il vertice, Tajani e Salvini, tornato “di lotta“, concordano anche di non votare contro l’odg con cui Fratelli d’Italia chiedeva di eliminare il coprifuoco, come domandato dagli altri partiti di maggioranza, scatenando cosi’ l’ira di Pd, M5s e Leu. Anche Meloni non e’ contenta. “Assurdo. Bocciato l’odg di Fratelli d’Italia per abolire il coprifuoco: mentre FdI ha votato per abolire questa misura irrazionale e liberticida, tutti i partiti di maggioranza hanno votato a favore o non hanno partecipato alla votazione. Da non credere”, protesta su Facebook. Salvini poi alza di nuovo il tiro quando i cronisti gli chiedono se la Lega votera’ la mozione di sfiducia a Speranza.

Il segretario leghista dice che vorrebbe sentire il parere del sottosegretario M5s Pierpaolo Sileri, che di recente ha espresso critiche rispetto al piano pandemico e torna a chiedere una commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione della pandemia. In ogni modo, Lega e FI domani dovrebbero astenersi o non partecipare al voto.