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16 mag 2022

Riso, consumi alti e meno semine: è crisi ma l’Ucraina non c’entra

Pavia, fibrillazioni sulla filiera. Così il prezzo del grano fa crescere la domanda (e la speculazione)

16 mag 2022
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Economia
Allarme per la produzione di riso
Allarme per la produzione di riso
Allarme per la produzione di riso
Allarme per la produzione di riso

Pavia - Non si può questa volta dare la colpa alla guerra. Se le bombe sul granaio d’Europa producono uno stop all’esportazione di frumento e una crescita dei prezzi, la crisi del Riso con il paese sotto attacco non c’entra. Dalle grandi pianure ucraine si raccolgono 64.000 tonnellate di riso all’anno. La sola provincia di Pavia, che vale il 35% dell’intera produzione italiana supera le 500mila. Eppure, l’allarme che arriva da Marco Francese, presidente dell’Airi, l’associazione delle industrie risiere, non è equivocabile: "Nelle prossime settimane sugli scaffali potrebbe mancare il riso". A breve, quindi, potrebbe scarseggiare, se non addirittura scomparire, il riso dagli scaffali dei nostri supermercati.

A causare la crisi è la vertiginosa crescita dei costi della materia prima, frutto della crescita (questa sì aiutata dalla guerra) dei costi di petrolio, gas e persino carta e imballaggi. La siccità sta limitando le semine, facendo crescere la prudenza dei produttori e quindi riducendo le vendite del riso italiano. E il problema potrebbe crescere, perché "al momento è impossibile rispondere adeguatamente ai consumi in aumento: +25% Italia e +10% Europa negli ultimi dieci anni. Incrementi ulteriormente saliti dopo Covid e guerra, anche con la crescita dei prezzi del grano". La riserva italiana ancora c’è, ma è la più bassa degli ultimi dieci anni. E il rischio è che non sia sufficiente per soddisfare la richiesta. In Europa si producono 2,5 milioni di tonnellate di riso, 3,5 milioni quelle consumate. Dall’Italia ne arriva 1,5 milioni: il resto si importa. Circa 510mila tonnellate, circa la produzione della provincia di Pavia, arriva dalla Birmania, fra le forti contestazioni dei produttori italiani. Il resto anche dall’India, che sta riducendo l’export per problemi alimentari interni. Una miscela di fattori che spinge anche la speculazione.

 

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