Sala operatoria trapianti di cuore al San Matteo
Sala operatoria trapianti di cuore al San Matteo

Pavia, 7 luglio 2018 - Una speranza che si chiama vita. Ad offrirla ai pazienti che hanno un cuore malato, arrivato ormai allo stadio terminale è il San Matteo che ha ampliato l’offerta terapeutica della cardiochirurgia, aggiungendo una tessera in più, in modo da riuscire a coprire tutte le necessità di intervento per il paziente. La struttura, diretta da Stefano Pelenghi, ha acquisito, infatti, nei giorni scorsi, l’autorizzazione ad impiantare il cuore artificiale totale che garantisce un’assistenza biventricolare, sostituendo in toto il cuore malato, ormai compromesso. «Prima di ottenere la certificazione - ha spiegato il dottor Pelenghi - abbiamo perso un paziente che per essere sottoposto a un intervento del genere è stato costretto a trasferirsi all’ospedale di Padova: ora, in caso di necessità, un’eventualità di questo tipo potrà essere evitata, Dobbiamo possedere tutte le armi per salvare la vita ai nostri pazienti». In questi giorni una persona è in valutazione per stabilire se potrà essere sottoposta all’intervento. L’impianto di un cuore artificiale, che non va a sostituire quello umano, è una procedura molto delicata, che può durare dalle 5 alle 9 ore e richiede una lunga degenza.

«Su 100 pazienti in lista d’attesa per avere un trapianto di cuore - ha proseguito il cardiochirurgo del San Matteo - il 10% muore perché non si trova un donatore. E su 100 potenziali donatori, il 30% non riesce a donare perché i suoi familiari si oppongono a questo gesto. Il cuore artificiale non rappresenta una soluzione definitiva, è un’arma in più in attesa di un trapianto che consentirà a un paziente di vivere molti altri anni». E, a prendere al volo questa speranza di vita, potrebbero essere anche quei malati che, a causa di un affaticamento cardiaco, hanno la pressione polmonare troppo elevata e non potrebbero essere sottoposti a trapianto. «E’ stato dimostrato - ha aggiunto Stefano Pelenghi - che impiantando un cuore artificiale totale in 6 o 12 mesi la pressione polmonare si abbassa e così il paziente può essere pronto a ricevere un cuore nuovo». Sono circa 40 attualmente i pazienti in lista d’attesa di un trapianto che vengono seguiti da un ambulatorio in cui trovano il cardiologo, il cardiochirurgo e l’anestesista. «Si lavora in team - ha puntualizzato il direttore della cardiochirurgia -. Nessuno fa nulla senza che gli altri concordino sul percorso da seguire».

E l'intera équipe del San Matteo composta oltre che dal primario Pelenghi, anche da altri due cardiochirurghi, Carlo Pellegrini e Fabrizio Gazzoli, dall’anestesista Chiara Riccardi, dalla perfusionista Antonella Degani e dalla cardiologa Annalisa Turco, alla fine di giugno, ha avviato e concluso, a Berlino, il percorso formativo che ha consentito l’abilitazione all’impianto che rimane un ponte per il trapianto di cuore. Con questo nuovo traguardo tagliato, il San Matteo si posiziona insieme a Padova, Milano e Napoli tra i centri ospedalieri italiani attualmente autorizzati e certificati in cui negli ultimi anni sono stati impiantati poco meno di 40 cuori artificiali totali.