PIERANGELA RAVIZZA
Cronaca

A Torricella Verzate nasce un vino buono. È “Lo sprigionato”, frutto del lavoro dei detenuti

Reclusi, ma anche studenti di tre scuole di Voghera, al lavoro nell’azienda Monsupello, in Oltrepò Pavese. Li ha reclutati don Pietro Sacchi, fondatore dell’associazione “Terre di Mezzo”

La blasonata Monsupello ospita il progetto intitolato “In vino libertas"

La blasonata Monsupello ospita il progetto intitolato “In vino libertas"

Torricella Verzate (Pavia) – L’etichetta è già più che evocativa: “Lo sprigionato”. Vini particolari perché, oltre a essere prodotti selezionati, racchiudono un progetto di grande significato umanitario e sociale. Questo vino, infatti, è il compenso per chi lavora nei vigneti o in cantina, durante la vendemmia ma anche prima o dopo. E si tratta di lavoratori particolari, detenuti, disadattati e studenti messi insieme dall’associazione “Terre di Mezzo” fondata da don Pietro Sacchi, parroco di San Pietro a Voghera. In questi giorni un gruppo è all’opera nei vigneti dell’azienda Monsupello, 50 ettari a Torricella Verzate e dintorni, nell’ambito dell’edizione 2023 del progetto “In vino libertas”.

"È un incontro fra il mondo dei giovani e il mondo della marginalità – sottolinea don Pietro – applicando in concreto gli insegnamenti di don Orione, proclamato Santo nel 2004". Il primo esperimento risale al 2020 in un’azienda del Tortonese, per due anni era stato fatto in collaborazione con la cantina Torrevilla e quest’anno prosegue nella storica e blasonata azienda Monsupello di proprietà della famiglia Boatti: Carla, la moglie del fondatore Carlo Boatti, e i figli Pierangelo e Laura.

Il gruppo di vendemmiatori, fra i quali alcuni detenuti, viene pagato dall’associazione. “Terre di Mezzo", che si avvale anche di contributi da benefattori privati ed enti pubblici, per il progetto in corso riceverà dall’azienda ospite un migliaio di bottiglie di ottimo vino, già etichettate “Lo sprigionato”. Parte di queste bottiglie vengono consumate nella mensa allestita dall’associazione che garantisce ospitalità anche a una ventina di senzatetto, un’altra parte saranno vendute.

Come conferma l’enologo Marco Bertelegni, che guida lo staff tecnico della Monsupello Wines, ci sarà anche un seguito post vendemmia: "Abbiamo collaborato anche in passato con l’associazione e ora, per lavori in cantina o in campagna, un detenuto verrà assunto per i prossimi sei mesi. In questo caso l’azienda dovrà farsi carico esclusivamente dei contributi assicurativi e previdenziali".

Nel progetto, che mette al centro la voglia di riscatto di chi è finito ai margini della società, c’è un posto di rilievo anche per i giovani. "Sono una cinquantina gli studenti di tre scuole vogheresi, Galilei, Baratta e Maserati, che partecipano, alcuni di loro nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro", ricorda don Pietro. E questo dinamico sacerdote orionino che non si ferma neppure di fronte a grandi difficoltà, al punto da sobbarcarsi un lungo viaggio in pullman in Ucraina per prelevare 55 rifugiati, non esita a sottolineare anche l’impegno logistico che il progetto comporta.

La base di partenza e arrivo per il gruppo dei vendemmiatori, detenuti compresi, è la parrocchia di San Pietro dove avviene anche il rientro per la pausa di mezzogiorno. Al pomeriggio si lavora fin verso le 16 o 16,30 in quanto alle 17 i detenuti impegnati nel progetto devono rientrare in cella. Tutto si svolge con estrema precisione e puntualità. "Di venerdì mattina non è previsto lavoro bensì, fino a fine mese, un po’ di formazione", fa sapere don Pietro. Abbastanza singolare ma di indubbia valenza culturale l’argomento: un ripasso della Costituzione. "Si tratta pur sempre del Vangelo laico", precisa don Pietro.