I carabinieri davanti alla casa lager
I carabinieri davanti alla casa lager

Pavia, 12 ottobre 2018 - Con la complicità della compagna aveva costretto l’anziana matrigna e il fratellastro a vivere in condizioni di degrado a Cozzo, in quella che era diventata una casa lager. Ora con le accuse di maltrattamenti, lesioni, furto e appropriazione indebita è stato condannato a sei anni di reclusione Emilio La Manna, cinquantatreenne arrestato a luglio dell’anno scorso dai carabinieri. Per la stessa vicenda, Tiziana Santopietro, trentottenne compagna di La Manna, aveva patteggiato quattro anni e sei mesi di reclusione. La sentenza del giudice del tribunale di Pavia è arrivata mercoledì nel tardo pomeriggio. Le vittime dell’accaduto sono la seconda moglie del defunto padre di La Manna, una donna di settantotto anni parte civile al procedimento, e il di lei figlio, un trentottenne con disabilità psichica. Entrambi dopo essere stati tratti in salvo dagli inquirenti si trovano in strutture idonee ad accudirli, sono stati nominati per loro anche amministratori di sostegno.

Secondo le accuse, i due erano sottoposti a uno stile di vita non adatto non solo alle loro condizioni di fragilità, ma in generale a qualsiasi essere umano: abitavano in un garage attiguo alla villa in cui soggiornavano i due aguzzini, erano obbligati a usare secchi come gabinetti, a dormire su sdraio di plastica da piscina e a lavarsi con la canna dell’acqua per innaffiare. Inoltre, venivano costantemente derubati, dato che La Manna e Santopietro trattenevano per loro le pensioni sia dell’anziana che del fratellastro, inoltre si erano appropriati della rendita di un immobile della matrigna.

Al momento dell’irruzione dei carabinieri nell’edificio, il trentottenne era stato trovato ferito, con una frattura, sia lui che la madre erano denutriti tanto che è stato necessario il ricovero in ospedale, sembra infatti che gli venisse dato da mangiare solo una volta al giorno. Soggiogati psicologicamente, vivevano secondo le accuse in un clima di terrore imposto dai due indagati. E nessuno in paese si era accorto di cosa accadeva in quella casa degli orrori, perché, come aveva riferito il sindaco di Cozzo all’epoca dei fatti, i due non si erano trasferiti da molto e non erano conosciuti. Inizialmente si era sospettata la connivenza di alcuni vicini, perché la situazione allarmante andava avanti da tempo. La Manna attualmente, dal momento dell’arresto alla condanna, ha già scontato un anno e tre mesi ai domiciliari.