Luciana  Fantato
Luciana Fantato

Gambolò (Pavia), 6 luglio 2018 - A Gambolò, nella Lomellina delle risaie, trenta chilometri da Pavia, una donna è sparita da novembre. Per tutto questo tempo si è semplicemente creduto che se ne fosse andata da sola o che si fosse tolta la vita. I famigliari però hanno continuato a lanciare appelli e a sperare, per otto interminabili mesi. E adesso, la Procura di Pavia ha aperto un fascicolo per omicidio. «Siamo in una fase delicata delle indagini, stiamo collegando diversi elementi raccolti». Il procuratore di Pavia Giorgio Reposo ha spiegato che sul caso di Luciana Fantato, la casalinga di 59 anni sparita il 10 novembre 2017 dalla sua casa di Gambolò, «l’attenzione non è mai calata. Ora stiamo svolgendo ulteriori accertamenti». Il fascicolo è stato aperto contro ignoti. Nessun nome è stato scritto nel registro degli indagati.

Al momento della scomparsa era stato trovato un biglietto con le istruzioni per fare la lavatrice, oltre a una lettera di lamentele, principalmente verso il marito Pierino Marcantognini, accumulatore compulsivo, che aveva riempito casa di montagne di oggetti di svariato genere, fino al soffitto. Marcantognini lunedì, insieme alla figlia Marta, è stato risentito dai carabinieri. Gli avrebbero chiesto conto di un acquisto di calce. Padre e figlia erano già stati sentiti diverse volte dal momento della scomparsa della donna. Fino a pochi giorni fa però, si procedeva per allontanamento volontario, senza escludere il suicidio. Luciana era uscita all’alba da casa, con solo i vestiti che indossava. Era stata cercata a lungo. Ovunque. Gli investigatori avevano setacciato i canali della zona. Non erano emersi ulteriori elementi. Oltretutto, il corpo della donna non è stato trovato, non si esclude quindi che sia ancora viva. Passato tanto tempo senza riscontri, senza un suo segno o una traccia, adesso si lavora per rileggere l’intera vicenda sotto un’altra luce.

Fantato non aveva molte amicizie, litigava spesso col marito, soprattutto a causa della sua mania. Ha riaccolto in casa la figlia Marta e il nipotino dopo la violenta vicenda che nel 2014 l’aveva vista coinvolta. Era la compagna di un sinti, M.B., che l’aveva “prestata” come moglie a un marocchino affinché si sposassero e lui acquisisse la cittadinanza. Ma poi era subentrata la gelosia e M.B. aveva ucciso il rivale: «Condannato all’ergastolo in primo grado, la pena poi è stata riformulata in Appello a trent’anni – ha raccontato il suo legale, l’avvocato Roberta Rossetti –. La condanna poi è diventata definitiva con il rigetto in Cassazione del nostro ricorso. Ora si trova in carcere». Dove invece sia Luciana Fantato, ancora non si sa.