Ceranova, 12 aprile 2018 -  «Abbiamo il negozio da generazioni, lo avevano i miei bisnonni e i miei nonni. Ma queste cose fanno scappare la voglia di continuare». C’è forse più amarezza che rabbia nelle parole dell’edicolante rapinata l’altra mattina a Ceranova. Per la seconda volta, a distanza di un anno. Il negozio è in via Marconi a Ceranova, di fatto l’unica attività commerciale nella parte ‘vecchia’ del paese. Erano circa le 9.30 di martedì quando uno sconosciuto, con il volto parzialmente nascosto dal cappuccio di una felpa calato fin quasi sugli occhi e da una bandana a coprire bocca e naso, è entrato nel negozio, disarmato, minacciando la titolare e facendosi consegnare i soldi in cassa (qualche centinaia di euro) prendendo anche dal bancone alcuni oggetti in vendita.

Lo scorso anno, mercoledì 29 marzo, era toccato alla 41enne figlia della titolare essere aggredita da un altro rapinatore, in quel caso armato di taglierino, sempre per un bottino di poche centinaia di euro. In entrambi i casi i rapinatori sono fuggiti a piedi per le vie del paese, facendo perdere le proprie tracce prima dell’arrivo dei carabinieri.

Le due donne si alternano dietro al bancone del negozio che vende giornali e altri articoli vari, preso di mira dai rapinatori che potrebbero anche essersi ‘passati’ le informazioni sul ‘colpo facile’. «Lo scorso anno c’era mia figlia - racconta la titolare - e quest’anno è toccato a me. Non era la stessa persona: lo scorso anno era più anziano, questo invece era più giovane, si vedeva da come si muoveva. Non li abbiamo visti bene in faccia e non saremmo in grado di riconoscerli, ma il sospetto è che siano della zona o che comunque avessero informazioni sul negozio: appena è entrato sapeva dov’era la cassa, mi ha spintonato verso l’angolo dietro il bancone e mi ha detto di dargli tutti i soldi, mentre lui metteva in un sacchetto gli accendini che erano nell’espositore». Un bottino modesto, ma un grande spavento. «Sono rimasta come paralizzata – racconta ancora la vittima della rapina – non riuscivo a fare niente. Ora terremo la porta chiusa a chiave e metteremo il campanello all’esterno, per aprire solo ai clienti. E installeremo una telecamera per la videosorveglianza interna, in modo da poter avere delle immagini da dare ai carabinieri per le indagini. Ma speriamo proprio che non succeda più».