Dopo le indagini della Guardia di Finanza erano scattati trecento avvisi di garanzia
Dopo le indagini della Guardia di Finanza erano scattati trecento avvisi di garanzia

Pavia, 22 dicembre 2018 - Per la maxifrode sul Pinot taroccato, sono arrivate le richieste di condanna per i nomi più forti della vecchia gestione della cantina Terre d’Oltrepo di Broni. Ieri mattina l’accusa ha chiesto la condanna a sei anni e otto mesi di reclusione per Livio Cagnoni, all’epoca dei fatti direttore generale e amministratore delegato della cantina, nonché amministratore di fatto dopo il 2015. Per il suo braccio destro Piera Carla Germani, il pm ha chiesto quattro anni di reclusione, mentre un anno di reclusione è stato chiesto per Diego Paolo Faravelli.

Chiesti anche due anni e otto mesi per Danilo Dacarro, mediatore di uve e prodotti legati alla viticoltura: «Mi ha stupito molto la richiesta del pm dal punto di vista dell’entità della pena, visto il consenso che è stato dato ad altri patteggiamenti», ha commentato il difensore di Dacarro, l’avvocato Daniele Cei. Tutti e quattro gli imputati avevano scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Il reato più grave loro contestato è quello di associazione per delinquere, accusa mossa anche nei confronti di Paolo Bassani, Fabio Marchesi, Marco Orlandi, Michele Campagnoli, Mario Pastore e Pier Luigi Casella, Filippo Nevelli, Alessio Cagnoni e Marco Figini, oltre che di Piero Maria Meregalli ex direttore dell’Ispettorato centrale repressioni frodi di Milano e consulente della cantina.

In totale a processo sono imputate cinquanta persone più la Cantina Terre d’Oltrepo, che ha chiesto come altri sei soggetti di patteggiare: l’istanza dell’azienda sarà formalizzata nella prossima udienza del 18 gennaio perché si attende il via libera del Consiglio dei soci. Tutti gli altri coinvolti hanno scelto il rito ordinario, per loro l’accusa ha chiesto il rinvio a giudizio. La decisione del Gup sulle condanne degli abbreviati, sull’accoglimento dei patteggiamenti e sulle richieste di rinvio a giudizio è attesa per il 15 febbraio. Cagnoni e Germani hanno anche risarcito con centomila euro per la frode in commercio la Presidenza del Consiglio dei ministri. Secondo le accuse, veniva messo in commercio vino spacciato come Pinot grigio pregiato, ma in realtà non lo era. L’inchiesta era scattata nell’autunno 2014, due anni dopo erano partiti trecento avvisi di garanzia nei confronti delle persone coinvolte.