Pavia, 9 aprile 2018 -  Caso Andy Rocchelli, dopo quattro anni si chiede ancora la verità. ll 32enne di Pavia fu vittima di un agguato insieme al dissidente e scrittore russo Andrej Mironov con il quale stava lavorando a un reportage sulle sofferenze della popolazione civile del Donbass a causa degli scontri tra separatisti filorussi e l'esercito di Kiev. I due si trovavano nei pressi di Slovianski, a più di 500 chilometri dalla capitale dell’Ucraina, Kiev, quando la loro auto venne crivellata dai colpi di kalashnikov. Andy e Andrei morirono sotto la pioggia di fuoco. Inizialmente si pensò alla tragica partita doppia delle vittime di una guerra che ha fatto più di 4mile morti tra ucraini e russi. Ma, con il passare dei giorni quel fatto assunse secondo gli inquirenti la forma di un agguato.

"La ricerca della verità e della giustizia per mio fratello Andy non è solo una questione privata che riguarda la mia famiglia. La verità va trovata per un'esigenza più grande: quella di difendere la libertà di informazione. Possiamo dire che il nostro lutto familiare è, in realtà, un lutto collettivo", ha detto Lucia Rocchelli, sorella del fotoreporter in un intervento nell'incontro svoltosi oggi pomeriggio nella sala di Santa Maria Gualtieri a Pavia. A promuovere l'appuntamento sono stati l'Alg (Associazione lombarda dei giornalisti) e la Fnsi (Federazione nazionale della stampa). L'incontro pubblico è avvenuto a poche settimane dall'apertura del processo a Vitaly Markiv, un combattente volontario delle milizie ucraine, arrestato nel giugno del 2017 a Bologna e accusato della morte di Rocchelli dalla Procura di Pavia "in concorso con ignoti".

"I familiari di Andy Rocchelli non devono sentirsi soli. Saremo presenti al processo non solo per ricordare la figura di Andy, ma anche perchè c'è la necessità di fare piena chiarezza su questa vicenda nella quale, come in altri casi, un giornalista ha pagato con la vita il suo desiderio di raccontare sino in fondo la verità", ha sottolineato Giuseppe Giulietti, presidente della Fnsi, presente all'incontro. La posizione di Giulietti è stata condivisa anche dal senatore Luigi Manconi, coordinatore dell'Unar (Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni), che ha ricordato che "oggi sono 3226 gli italiani rinchiusi in prigioni all'estero: molti di loro hanno subito processi privi di qualsiasi garanzia". L'avvocato Alessandra Ballerini, uno dei legali della famiglia Rocchelli, ha aggiunto che "per l'inchiesta sono state determinanti le testimonianze di alcuni giornalisti. Si è finalmente chiarito che non si è trattato di  un incidente, ma di un agguato premeditato".

Elisa Signori, madre di Andy, ha ricordato alcuni "momenti di svolta" dell'inchiesta: "Il viaggio che ho effettuato con mio marito in Ucraina, l'anno dopo la morte di Andy, ci ha consentito di vedere il luogo dove è stato ucciso: era una fenditura profonda circa tre metri, nella quale ha cercato di nascondersi con i suoi compagni dall'agguato che avevano loro teso. E determinante è stato anche il ritrovamento della schedina delle ultime foto che ha scattato prima di essere ucciso". "Ringraziamo tutti coloro che ci sono stati vicini e la Procura di Pavia che ha condotto con determinazione le indagini, nonostante la mancanza di collaborazione da parte delle autorità ucraine", ha concluso la madre di Rocchelli.