Pavia, 30 marzo 2021 - Controlli nelle sedi di Terre d'Oltrepò, grande cantina sociale dall'Oltrepò Pavese. In mattinata le forze dell'ordine si sono presentate a Broni, Stradella, Santa Maria della Versa e Casteggio per compiere alcune verifiche, in seguito all'esposto di un operatore della grande distribuzione

L'inchiesta

Sono sei tra imprenditori e professionisti del settore vitivinicolo le persone indagate dalla Procura di Pavia per un presunto caso di vino adulterato. Il blitz è stato effettuato dai carabinieri del gruppo Forestale di  Pavia, con i colleghi della compagnia di Stradella  e dagli ispettori dell'ICQRF (Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari) della Lombardia, con la collaborazione di un elicottero del Secondo Nucleo Carabinieri di Orio al Serio (Bergamo).  La perquisizione è avvenuta su disposizione di Paolo Mazza, sostituto procuratore di Pavia.

L'accusa

L'inchiesta scaturisce da un esposto presentato alla Procura da un'azienda del settore della grande distribuzione. In seguito ai risultati di analisi abitualmente eseguite a campione dall'Associazione Unione Italiana Vini su un lotto di bottiglie acquistate dall'azienda presso la società oltrepadana, è stata evidenziata la presenza di una sostanza adulterante, la "diglicerina ciclica". È seguito il ritiro di queste bottiglie di vino dalla filiera di vendita. L'indagine della Procura di Pavia è "finalizzata a ricercare eventuali quantitativi di vino del medesimo lotto analizzato - si legge in un comunicato dei carabinieri del gruppo forestale - nonchè ad accertare l'eventuale presenza della citata sostanza adulterante mediante prelievi e campionamenti che saranno successivamente oggetto di accurate analisi di laboratorio».

Il contesto

L'Oltrepo è finito spesso al centro di inchieste per frodi, anche nel recente passato. L'ultima grossa indagine, sempre per vino adulterato, risale allo scorso gennaio e aveva coinvolto la Cantina di Canneto, altra big del territorio. Dal Consorzio dfi tutela, il più grande della Lombardia e uno dei maggiori in Italia, confermano i controlli in corso ma, in attesa degli esiti, non commentano il blitz. Fra i produttori trapela comunque un certo nervosismo per un'operazione che, al di là delle risultanze dei controlli, rappresenta comunque un danno d'immagine per una denominazione, Oltrepò Pavese, che tutti portano in etichetta. I grandi produttori-imbottigliatori con centinaia di soci così come le piccole aziende a conduzione familiare.  

La replica di Terre d'Oltrepò

La cantina oggetto dei controlli da parte delle forze dell'ordine precisa che "la società è al centro dell’ennesimo accertamento che si sta svolgendo con grande dispiegamento di forze presso i siti di Broni, Casteggio e Santa Maria della Versa. Per fare chiarezza si riferisce a un fatto riscontrato lo scorso anno, non dipendente dalla cantina e dai soci e su cui la cantina stessa si era già attivata con i propri professionisti e tecnici, con l’ausilio di laboratori terzi, per garantire la necessaria trasparenza in merito". E ancora, la cantina spiega che "opera nel pieno del rispetto della legalità e non ha mai proceduto all’utilizzo di sostanze vietate nei propri vini. Terre d’Oltrepò è certa di poter fornire ogni necessario chiarimento a tutela dell’immagine e del nome della cantina stessa, dei propri soci e dell’intero territorio".

Il Consorzio di tutela 

"Non entro nel merito dell’accertamento - commenta Gilda Fugazza, presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese - Ben vengano i controlli abituali a tutela dei consumatori e del buon nome di un territorio. Non conosciamo quale sia il campione evidenziato e analizzato in questione. Bisognerà attendere che la Procura svolga l’attività giudiziaria. Siamo di fronte a un atto dovuto. Ovviamente il Consorzio sta dalla parte del vino buono, pulito e giusto a garanzia completa delle denominazioni tutelate e del consumatore. È  chiaro che non si possono tirare somme affrettate prima di conoscere i contorni del provvedimento e capire la natura del controllo a campione che sta alla base dell’esposto depositato in Procura. Il Consorzio da tempo ha intrapreso la strada della sostenibilità delle colture vitivinicole per valorizzare ancora di più la tradizione e la vocazione di questo territorio. E per perseguire questi obiettivi, imprescindibili anche per la rinnovata presidenza e il nuovo Cda, il Consorzio ha da tempo adottato un codice etico. Non è uno strumento di indirizzo legislativo, ma una unità di intenti di un territorio che mira sempre di più ad essere un punto di riferimento della qualità".

L'assessore regionale

"È sempre difficile commentare delle indagini- dice Fabio Rolfi, assessore regionale all'Agricoltura - per il bene di tutti è necessario fare chiarezza immediata. Non ci devono essere più ombre su un territorio cardine della Lombardia del vino. Il lavoro che abbiamo fatto con il Consorzio in questi anni ha portato a risultati concreti. Proseguiremo in ogni caso, puntando sulla qualità dei prodotti e sul connubio tra etichette, turismo e gastronomia. La Regione è come sempre disponibile a collaborare per rilanciare in maniera forte l'immagine del territorio anche a livello comunicativo".