Il missile sequestrato
Il missile sequestrato

Pavia, 17 luglio 2019 - Le indagini proseguono. E nel mirino finisce un misterioso milanese. Il rebus da risolvere è uno solo: scoprire come quell’ordigno sia arrivato nel capannone di Rivanazzano Terme, nel Pavese. Dopo il sequestro del missile aria-aria Matra S530 di fabbricazione francese, della lunghezza di 3,54 metri, che ha portato agli arresti di Fabio Del Bergiolo, 60enne di Gallarate (in carcere da venerdì), dello svizzero Alessandro Monti, 42 anni, e dell’italiano di 51 Fabio Bernardi (entrambi ai domiciliari), l’indagine della Digos di Torino, coordinata dalla Procura di Torino e diretta dalla polizia di prevenzione (Ucigos), avrebbe individuato anche il precedente possessore del missile.

Si tratterebbe di un milanese, la cui posizione è ancora al vaglio degli investigatori, che mantengono le indagini sull’attività che prosegue febbrile. Fino a due mesi fa, pare che il missile fosse custodito in un altro capannone, sempre nel Pavese, alla frazione Oriolo del comune di Voghera. I due fermati a Forlì risultano essere non solo appassionati di volo, ma anche titolari delle società che commercializzano pezzi di ricambio di aerei e che avevano la disponibilità dei due depositi in cui era stato nascosto il missile. Ripercorrendo a ritroso le cessioni, ovviamente tutte illecite, gli investigatori devono ricostruire i diversi passaggi che dalla probabile dismissione da parte delle forze armate del Quatar abbiano portato in Italia l’arma.

L’indagine partita da un’informativa ricevuta da un ex agente dei servizi russi, che riferiva di un progetto terroristico ai danni del ministro dell’Interno Matteo Salvini (che non ha poi trovato alcun riscontro), monitorando i contatti di ambienti dell’estrema destra, in particolare di ex combattenti italiani nella regione ucraina del Donbass, è riuscita a intercettare il tentativo di vendita, per un valore di poco inferiore al mezzo milione di euro, del missile aria-aria custodito a Rivanazzano. Ancora ieri lo stesso capannone è stato oggetto di un’ulteriore perquisizione. Nonostante l’allerta che ha fatto scattare l’intervento degli artificieri, ieri non sarebbe stato poi trovato nulla di esplosivo e neppure sarebbero state rinvenute altre armi, anche se per molto materiale (radio, radar e altri pezzi di ricambio di aerei) deve essere verificato un eventuale uso bellico.