Il missile trovato nel Pavese
Il missile trovato nel Pavese

Pavia, 16 luglio 2019 - Definiva i migranti, in una conversazione intercettata, «scimmie» e «invasori dell’Europa». Fabio Del Bergiolo, 60 anni, nascondeva un arsenale e materiale con simboli nazisti nella casa a Gallarate, nel Varesotto, dove viveva con l’anziana madre. Coltivava una rete di contatti che spazia da estremisti di destra, combattenti sul fronte del Donbass e mercenari in Sudafrica, società opache e ambigui funzionari di Stati esteri.

Movimenti nell’ombra per trafficare armi da fuoco e perfino un missile Matra aria-aria di fabbricazione francese e in uso alle forze armate del Qatar, arrivato misteriosamente in Italia e nascosto in un capannone nei pressi dell’aeroporto di Voghera-Rivanazzano Terme, un piccolo campo di volo in provincia di Pavia, al confine tra Lombardia e Piemonte.

Un missile costruito nel 1980: 800 chili di peso, valore sul mercato nero poco meno di mezzo milione di euro. L’uomo, arrestato, è una delle figure al centro di un’inchiesta condotta dalla Digos e dell’Ucigos di Torino su ambienti di estrema destra che, ha spiegato il questore Giuseppe De Matteis, presenta «molte domande ancora senza risposta» dopo un sequestro di armi che «ha pochi precedenti in Italia». Altri due uomini, lo svizzero 42enne Alessandro Monti e l’italiano Fabio Bernardi, 51 anni, entrambi appassionati di volo, sono stati fermati in un albergo vicino a Forlì e posti agli arresti domiciliari.

Era riconducibile a loro, secondo quanto è emerso dalle indagini, l’hangar dove è stato trovato il missile, sequestrato e messo in sicurezza dall’Esercito. Nel passato di Del Bergiolo la fondazione, vent’anni fa, del Movimento di Azione Confederata (Mac), che proponeva «la libera vendita di armi». Una candidatura al Senato, nel 2001, con Forza Nuova, che ora prende le distanze sostenendo che Del Bergiolo «non è un militante». E guai giudiziari nel 2003 quando, ispettore delle dogane a Malpensa, fu coinvolto in una presunta truffa sul rimborso dell’Iva sugli acquisti fatti da passeggeri in transito. 

Dopo la condanna, il licenziamento, nel 2009, da parte dell’Agenzia delle Dogane. Da allora il 60enne si sarebbe guadagnato da vivere come ‘broker’ delle armi, muovendosi sul mercato nero. Nella camera da letto della sua abitazione in via Vittorio Veneto, a Gallarate, sono stati trovati, oltre a stemmi e oggetti con simbologia nazista (svastiche, riferimenti a Hitler e alle SS), 831 munizioni e 303 parti di armi, 9 fucili da guerra, una mitragliatrice, 3 fucili da caccia, 7 pistole tra cui alcune con matricola abrasa. Tra i pezzi sequestrati un moschetto Carcano 91 del Regio Esercito Italiano (modello usato per l’omicidio di Kennedy a Dallas) e armi ben più recenti, di fabbricazione austriaca o tedesca. Poi il missile aria-aria, in vendita al prezzo di 470mila euro. L’inchiesta è partita dal monitoraggio di cinque italiani, non coinvolti nel procedimento, che in passato hanno combattuto con le milizie filorusse nella regione ucraina del Donbass.

Digos e Ucigos hanno captato un colloquio in cui un ex miliziano si è sentito proporre da un sedicente «esperto» l’acquisto di un missile, e hanno cominciato a scavare a fondo. Del Bergiolo, secondo le accuse, era l’intermediario del Matra e, fra l’altro, tra i suoi contatti figurava un funzionario di un Paese straniero. È solo l’anello di una catena ancora da ricostruire, in grado di contrabbandare armi da guerra e anche un micidiale missile da 800 chili.