Alcol a fiumi
Alcol a fiumi

IL NOME è “Lemon party”, lo slogan “più limoni, più vinci”. L’ultima follia esportata dagli Stati Uniti, dove è una moda consolidata nei college, è sbarcata a Pavia e verrà proposta sabato da un locale alla periferia della città. «Due feste in una» viene propagandato sulla pagina Facebook dedicata all’evento. Chi si presenterà con abiti fluorescenti, entrerà gratis. Il regolamento della serata è semplice: all’ingresso a tutti gli uomini verrà consegnato un adesivo a forma di limone. L’obiettivo delle donne deve essere quello di baciare sulla bocca gli uomini, facendosi in cambio consegnare il loro adesivo. Ogni tre adesivi conquistati, si ha diritto a un drink gratis al bancone.

Ma le ragazze che riusciranno a farsi dare 15 adesivi, baciando sulla bocca altrettante persone, avranno un’intera brocca di cocktail alcolico gratis. E per chi bacia, di fronte a tutti i presenti, i ragazzi immagine del locale, è pronto un premio extra di dieci limoni. La serata ha già scatenato polemiche. Il primo a scagliarsi contro l’idea è stato Simone Feder, psicologo della Casa del Giovane di Pavia, ogni giorno in prima linea contro abuso di alcol e droghe da parte degli adolescenti. «Abbiamo bisogno di questo? - si è chiesto -. Proprio l’altro giorno due diciassettenni mi hanno chiesto aiuto perché sono alcolizzati. Non bevono consapevolmente, ma ingoiano la loro sofferenza. Una proposta del genere non può far altro che rovinare i nostri giovani. È pura mercificazione del corpo».

Pavia, 13 ottobre 2014 - Pensava di averle viste o sentite tutte. «Ma il “lemon party” mi mancava, lo ammetto», confida Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Azienda ospedaliera Fatebenefratelli. «Purtroppo, è un evento molto ben congegnato — analizza — con lo scopo di facilitare disinibizione sessuale e abuso di alcol. Mettendo in stretta connessione sessualità e guadagno. Ai miei tempi si diceva “raccogliere marchette”. Beh, credo che sia una definizione adatta anche per eventi come questo...».

Professore, secondo lei una festa del genere può attirare tante persone?
«Temo di sì. Anche perché è un invito pericoloso a quella che gli esperti definiscono “drunkoressia”. Un mix micidiale di alcol e digiuno, dipendenza dagli alcolici e rischio di anoressia. Un pericolo che riguarda sempre più adolescenti, soprattutto ragazze».
Un fenomeno allarmante, tanto che la Società italiana di Pediatria preventiva e sociale stima che ormai in Italia un caso di anoressia su 15 si declina in “drunkoressia”: la sistematica assunzione di alcol al di fuori dei pasti. In Italia dove ci sarebbero 300mila casi di ragazzi tra 14 e 17 anni, otto volte su dieci riguardano il sesso femminile.

Qual è l’obiettivo dietro l’organizzazione della serata?
«Basti pensare alla scelta del simbolo e del nome, che rimandano al limone. Ebbene, la limonata fa dimagrire, è la classica ricetta da poche calorie anche se fa male se non inserita in una dieta variegata e completa. Così le uniche calorie che si introducono nel corpo sono quelle dell’alcol». 

Le conseguenze?
«Giovani che non mangiano, ma bevono. Un discorso che attira soprattutto le ragazze, che nella loro testa possono avere il duplice beneficio di restare magre e al contempo bere alcolici, avendo l’illusorio controllo delle calorie». 

Quali sono i rischi, nel concreto?
«Oltre allo stile di vita devastante, l’alcol danneggia più il cervello che il fegato. E bisogna tenere conto che uno dei motivi crescenti delle gravidanze indesiderate è proprio da ricercare nell’abuso di alcolici». 

Come considera il “lemon party”, dunque?
«Lo considero, senza mezzi termini, un invito al “binge drinking”, l’abbuffata alcolica. Più baci, più bevi: è una modalità che induce all’alcol dipendenza. I rischi aumentano in modo esponenziale nelle donne. È un “do ut des” svilente, un’aggravante che traduce la sessualità come un qualcosa a pagamento. Invece ai giovani un po’ di amore non guasterebbe...».

Cosa emerge dallo studio svolto dal suo Dipartimento su 200 persone fra 8 e 14 anni?
«I ragazzini che si avvicinano all’alcol in questa fascia d’età - si stima - sono 400mila in tutta Italia, in netto aumento. Al contempo, sono diminuiti i giovani che provano la sigaretta, a quota 160mila. Ma il 25% del campione mette insieme più caratteristiche: dorme poco e male, ha provato l’alcol, alcuni anche le sigarette, è poco soddisfatto della propria vita. Direi che fra 8 e 14 anni è presto per essere infelici». 

Come si cambia questa tendenza?
«Facendo prevenzione».

Non se ne fa abbastanza?
«No. Il questionario riguardava anche i genitori. Ebbene, si erano accorti solo dei disturbi del sonno dei figli, non di tutto il resto. Tutte le volte che si parla di ragazzini, c’è la preoccupante tendenza a banalizzare. Si dice: “Ma sì, è l’età, passerà”. Nulla di più sbagliato. Il 70% dei problemi mentali si sviluppa fra 14 e 24 anni». 
fabrizio.lucidi@ilgiorno.net