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22 nov 2017

Lei lo lascia, lui vuole farla lapidare: "Vieni in Iran, ti aspetta il processo"

A giudizio un 59enne iraniano che ha anche cercato di speronarla con l'auto

nicoletta pisanu
pavia - il tribunale in corso cavour con carabinieri - foto torres
Il tribunale di Pavia (Torres)

Pavia, 22 novembre 2017 - Prima l'accusa di adulterio. Poi l’invito di andare a farsi giudicare in Iran dove se fosse stata ritenuta colpevole avrebbe rischiato anche la pena di morte. Un particolare contestato anche nel capo d’imputazione per atti persecutori a carico di un cittadino iraniano di 59 anni residente in Oltrepò Pavese. Già condannato a inizio novembre a otto mesi di reclusione e 20mila euro di risarcimento nei confronti della moglie, una connazionale di 39 anni, presto dovrà affrontare un nuovo processo.

A dicembre comparirà infatti ancora con l’accusa di aver cercato di buttarla fuori strada con l’auto, provocando un incidente in cui lei è rimasta ferita. Parte offesa la madre dei suoi due figli, con cui fino a pochi anni fa abitava in provincia di Pavia. Da quando la donna ha chiesto la separazione nel 2015, secondo le accuse lui l’ha trascinata in un incubo di messaggi assillanti, minacce di ripercussioni fisiche, pedinamenti e lunghi appostamenti sotto casa. Un giorno, l’uomo aveva anche telefonato al datore di lavoro della donna cercando di farle perdere il posto. Ma il professionista, coraggiosamente, aveva riattaccato senza dargli ascolto. Il marito  non riusciva ad accettare la volontà della donna di separarsi. Così, aveva anche iniziato a spingerla a tornare in Iran, accusandola di adulterio. Ha palesato questa proposta anche durante l’udienza di separazione davanti al giudice: «In alcuni casi il giudice italiano in ambito civile può essere chiamato a servirsi della legge straniera, ma c’è il limite dell’ordine pubblico secondo cui non si può applicare una legge straniera contraria ai principi fondamentali dell’ordinamento italiano», ha spiegato l’avvocato Massimo Adriatici che ha assistito la donna. «La condanna per atti persecutori dimostra che la legge sul femminicidio sta producendo gli effetti voluti. Le vittime hanno diritto al Patrocinio gratuito indipendentemente dal reddito e possono contare sul supporto delle associazioni e delle forze dell’ordine. È bene denunciare».

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