Consumo di suolo in Italia
Consumo di suolo in Italia

Pavia, 28 ottobre 2021 - Là dove c’era l’erba ora c’è una città: Adriano Celentano cantava così ne Il ragazzo della via Gluck. Una frase quanto mai attuale, infatti, il consumo di suolo continua a modificare il nostro Paese. Lo rivela il rapporto 2021 dell’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale secondo il quale nel 2020, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 56,7 chilometri quadrati, in media più di 15 ettari al giorno. Un incremento che la pandemia non ha fermato e che fa perdere all’Italia quasi 2 metri quadrati di suolo ogni secondo.

E con circa 750 nuovi ettari, pari a 1.100 campi da calcio cementificati, la Lombardia si piazza in testa per consumo di suolo. In rapporto alla superficie territoriale, il nord-ovest consuma 2,16 metri quadrati ogni ettaro di territorio contro una media nazionale di 1,72 metri quadrati. La provincia lombarda dove il consumo netto è cresciuto di più nel 2020 è Brescia (+214), ma Monza e Brianza si conferma la provincia con la percentuale di terreni consumata più alta, con circa il 41% in rapporto alla superficie provinciale e un ulteriore incremento di 27 ettari rispetto al 2019.

Sopra il 20% si piazzano anche Milano (32%) e Varese (21%). Complessivamente Milano sfiora la soglia dei 50.000 ettari (94 in più nell’ultimo anno), così come Brescia che con la crescita di 214 ettari dell’ultimo anno quasi raggiunge la provincia di Milano. Tra i Comuni della regione dove si è registrato il maggiore consumo di suolo si distingue Lonato del Garda (28,13%), seguito da Ghedi (22,04) entrambi in provincia di Brescia e il pavese Landriano (21,73%). "A fare la differenza sono le logistiche – commenta Renato Bertoglio di Legambiente Pavia –, che sono esplose negli ultimi anni richiedendo grandi superfici e che preferiscono occupare terreni liberi e non riutilizzare aree già edificate. Per ridurre il consumo di suolo nel 2019 è stata emanata una legge, ma il lungo iter per l’applicazione delle norme di fatto consente ancora ai Comuni di variare i piani di governo del territorio per consentire nuove cementificazioni".

A farne maggiormente le spese sono le province più agricole della Lombardia, come Brescia, Mantova e Pavia. "Nel 1960 – aggiunge Bertoglio – ogni cittadino lombardo aveva a disposizione 2.000 metri quadrati di territorio, adesso li abbiamo dimezzati. Questo significa che la produzione agricola è inferiore e non riesce più a dare prodotti per tutti". Ma, in attesa di arrivare alla quota del 25% di riduzione del consumo di suolo, piano piano alcuni Comuni stanno invertendo la rotta. E ci sono esempi virtuosi. È accaduto ad esempio Nerviano (provincia di Milano) che ha ridotto il consumo di 17 ettari come pure a Borgarello, Gropello Cairoli, Torre d’Isola e San Martino Siccomario in provincia di Pavia, mentre tra le città più grandi troviamo Brescia, con 5 ettari in meno. Cinque ettari di territorio che erano occupati da fabbricati e asfalto che sono tornati a verde.