Facebook (Olycom)
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paviam, 26 maggio 2018 - Un messaggio da un angelo di Victoria’s Secret su Facebook. Una conversazione sempre più fitta con un lomellino, l’inizio di una relazione virtuale. Ma dietro alla fotografia di Candice Swanepoel, supermodella sudafricana che davvero sfila per il noto brand di lingerie, si nascondeva in realtà una cinquantatreenne di Macerata il cui obiettivo era dare il tormento alla sua vittima, un 48enne di Gropello Cairoli. La donna è stata condannata dal tribunale di Pavia a un anno di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Era accusata di sostituzione di persona e stalking, secondo gli articoli 464 e 612 bis del codice penale. Il giudice ha anche stabilito che il risarcimento totale nei confronti dell’uomo, parte civile al procedimento, sia deciso in separata sede civile e che la condannata versi una provvisionale da 5.000 euro. Gli atti persecutori sono iniziati a novembre 2013 e sono durati all’incirca fino gennaio 2016. Come riporta il capo di imputazione a carico della donna, aveva indotto «l’uomo in errore sulla propria identità, attribuendosi false generalità».

In particolare, aveva impiegato le foto della supermodella Swanepoel come fossero le sue, usandole anche per l’immagine del profilo su Facebook, e aveva spiegato di esser nata nel 1987, non nel 1965. I due presto hanno avviato una relazione sentimentale, pur se virtuale, basata su scambi di confidenze e lunghe chiacchierate in chat. Ma la donna poi ha creato diversi falsi profili maschili sullo stesso social, tutti riportavano nomi minacciosi che alludevano a percosse e violenze, attraverso i quali ha iniziato a tormentale il lomellino. Quotidianamente, tramite i profili maschili da lei creati, insultava e minacciava il macapitato, addirittura commentando con veemenza le foto che ritraevano la supermodella, che lei stessa gli inviava spacciandosi per lei. Gli scriveva messaggi del tenore «mia o niente! La distruggo e tu starai a guardare» o minacciando di sfregiare la ragazza dicendo «bella eh? Non credo più da oggi». Inoltre, ha fatto inviare da un avvocato due missive in cui gli si diceva di non provare più a contattare la ragazza, che lui credeva essere la sua fidanzata. La situazione aveva provocato nell’uomo «un perdurante e grave stato di ansia e di paura», spingendolo inoltre a temere per «l’incolumità sua e della ragazza che considerava la sua fidanzata», si legge nel capo d’imputazione. Alla fine l’uomo, stanco di quelle minacce, ha sporto denuncia. E le indagini hanno portato a galla la verità.