UNA FAMIGLIA INNOVATIVA I fratelli Pietro e Stefano Tosi fuori dall’impianto che ha ottenuto la certificazione  “biogasfattobene”
UNA FAMIGLIA INNOVATIVA I fratelli Pietro e Stefano Tosi fuori dall’impianto che ha ottenuto la certificazione “biogasfattobene”

Pavia, 16 gennaio 2018 - Dai maiali al biogas. E alle alghe. L’azienda agricola Tosi di Villanterio ha ottenuto dall’Enama (Ente nazionale per la meccanizzazione agricola) la certificazione «biogasfattobene», prima in Lombardia e seconda in Italia ad ottenere un simile riconoscimento, secondo il disciplinare elaborato dal Cib (Consorzio italiano biogas). L’impianto di biogas realizzato a Cascina Castellazzo, per una potenza di 300 kilowatt, utilizza reflui suini provenienti dall’allevamento della stessa azienda agricola (12mila maiali), insieme a biomasse (più che altro trinciato di mais). «Abbiamo scelto volontariamente – spiega Pietro Tosi, che insieme al fratello Stefano gestisce l’azienda di famiglia – di perseguire il processo di certificazione ‘biogasfattobene’ promosso dal Cib, per dimostrare l’elevata qualità della nostra attività in tutte le sue fasi e in tutti i suoi processi».

«L’impianto di biogas – aggiunge il fratello Stefano – è parte integrante della nostra attività e la certificazione ci aiuta a comunicarne il valore a tutti i soggetti coinvolti, in primo luogo ai nostri clienti, ma anche alla comunità locale, alle istituzioni e agli organismi di controllo». «Un iter impegnativo - commenta Christian Curlisi, direttore del Cib - fino a un riconoscimento di eccellenza, che dimostra come l’azienda si sia evoluta dal punto di vista tecnologico e organizzativo«. Dunque, dai maiali al biogas. «Abbiamo realizzato l’impianto di biogas - conferma Pietro Tosi - commisurato esclusivamente ai liquami prodotti dai nostri maiali. Tramite condotte sotterranee, i liquami arrivano direttamente dai capannoni dei maiali alla pre-vasca di stoccaggio dell’impianto: un sistema che abbatte notevolmente le conseguenze odorigene. I reflui liquidi vengono poi mischiati, in proporzioni variabili a seconda di tanti diversi aspetti, al trinciato di mais. Il processo dell’impianto di biogas è di digestione anaerobica, quindi senza nessun impatto odorigeno. E il digestato finisce poi, sempre attraverso condotte sotterranee, in vasche dalle quali viene prelevato e ‘iniettato’ nei nostri campi dove produciamo riso».

E le alghe? «Siamo ancora in una fase di studio - risponde Pietro Tosi - ma stiamo valutando di utilizzare l’anidride carbonica ‘di scarto’ dell’impianto di biogas, per l’allevamento di alghe, che potrebbero essere utilizzate sia per scopi alimentari che per prodotti di cosmesi». Magari anche per la Spa della Tenuta Il Cigno, agriturismo relais gestito dalla stessa famiglia Tosi.