Pavia, 9 aprile 2013 - Acqua che entra anche negli alloggi degli agenti penitenziari, oltre che nelle aree riservate ai detenuti e nelle parti comuni. Il carcere di Pavia, diretto da Jolanda Vitale, al suo quarto di secolo di vita, mostra tutti i segni del tempo. Segni che si trasformano in muffa non certo salutare per chi lavora all’interno della struttura o vi è recluso. L’ha vista ieri il deputato di Sel, Franco Bordo in visita a Torre del Gallo. E ora la fatiscenza della struttura sarà oggetto di un’interrogazione urgente che verrà presentata al ministro della Giustizia, Paola Severino.

«Non è un fatto nuovo — ha detto il deputato — ma è preoccupante sia perché la struttura non è molto vecchia, sia perché da anni la direzione chiede fondi a Roma per effettuare interventi di manutenzione. E da anni resta inascoltata, mentre la situazione peggiora. Ora vedremo se si potranno ottenere delle risorse da utilizzare magari anche per nuovi progetti».

Come molte altre carceri italiane, infatti, anche Pavia vive un problema di sovraffollamento con 484 detenuti ospitati negli spazi pensati per 220. «E l’organico degli agenti di Polizia penitenziaria che sulla carta è di 280 uomini — ha aggiunto il deputato — in realtà è di 220 effettivi che tra servizi di trasporto esterno effettuati non solo per Pavia, si riducono ulteriormente, raggiungendo i 191 agenti. Siamo sotto organico. Una situazione che sarà ancora più difficile nei prossimi mesi, quando sarà disponibile il nuovo padiglione da 300 posti». Con l’ampliamento non sono previsti potenziamenti dell’organico.

«E questo preoccupa molto il personale — ha proseguito Bordo — anche quello dell’unità medico-infermieristica perché non ci saranno più servizi. Anzi paradossalmente sono destinate a peggiorare anche le condizioni di vita, visto che ci saranno celle più grandi, ma gli spazi comuni come le aule scolastiche, le sale colloqui o l’infermieria si dovranno dividere tra tutti i detenuti». Anche su queste difficoltà il guardasigilli sarà chiamato a dare delle risposte. «Senza risorse umane — ha concluso il deputato — con l’ampliamento il carcere rischia il collasso. Oggi si cerca di ovviare al problema del sovraffollamento tenendo le celle aperte. Va bene, ma non basta».

di Manuela Marziani

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