Pavia, 15 settembre 2011 - Un uomo che non si alimenta più e passa la giornata in 5 metri quadri, sdraiato sul letto. Da 9 mesi le condizioni di Carlo Chiriaco, ex direttore sanitario dell’Asl accusato di concorso in associazione mafiosa, si sono aggravate. Ha perso 27 chili e il dosaggio farmacologico per curare la depressione non può essere aumentato. Intanto la terapia prescritta per il diabete era stata tarata su un uomo di 85 chili con alimentazione corretta. Ad aggravare il quadro clinico, altre patologie di cui il 62enne soffre.

 

«Mio padre ha perso massa muscolare — dice la figlia Eva —. Ha il polpaccio di un bimbo di 5 anni e avrebbe bisogno di una sedia a rotelle». Il timore è che insorga un blocco renale. «Speriamo solo in un lento recupero, ammesso che possa essere curato». Difficile in carcere e gli “amici” che avrebbero potuto andare a visitarlo non
l’hanno mai fatto. A fianco di Chiriaco ci sono gli avversari: giornalisti, scrittori, studiosi e preti hanno scritto al tribunale di Milano per chiedere i domiciliari. A guidarli è Giovanni Giovannetti: «Quando sono entrato in contatto con la figlia toccando con mano il suo dolore, le ho offerto aiuto e ho contattato figure ineccepibili dal punto di
vista morale che hanno firmato un appello perché siano concessi i domiciliari. Nell’ordinamento non è
prevista la morte preventiva dell’imputato».

 

Tra i firmatari don Andrea Gallo, Alex Zanotelli, don Franco Tassone, Tiziano Scarpa, Paolo Ferloni e Mino Milani. «Ho chiesto l’adesione all’attore Giulio Cavalli che ha preso tempo e a Roberto Saviano che non mi ha
ancora risposto». Lo ha fatto invece Mimmo Damiani per «sottolineare come la condizione dei detenuti
in Italia sia una punizione aggiuntiva».