Emergenza covid-19
Emergenza covid-19

Milano, 3 febbraio 2021 - Un alfabeto tutto nuovo. O quasi. I dodici mesi durante i quali il covid-19 ha caratterizzato più di ogni cosa la vita di ogni italiano hanno portato novità anche all'interno del linguaggio. Parole nuove per molti, di nicchia per altri. Parole simbolo dell'emergenza. Partendo dalla A di assembramento e arrivando alla V di vaccini: sono tanti i termini che nel giro di dodici mesi sono entrati di prepotenza nella quotidianità di ognuno. 

Assembramento: alla fine di febbraio quando il sindaco di Milano, Beppe Sala, raccomandava sui social network di "ridurre al minimo i contatti sociali" in tanti hanno ironizzato senza sapere che proprio quei "contatti sociali" sarebbero stati al centro di numerosi provvedimenti e considerazioni proprio nei mesi seguenti. 

Autocertificazione: nell'ultimo anno ha rappresentato il "lasciapassare" per potersi muovere più o meno liberamente durante il primo periodo di lockdown e le zone di diverso colore, soprattutto quello rosso e quello arancione. Il termine era prima utilizzato soprattutto in occasioni particolari, per un lungo periodo invece l'autocertificazione ha occupato nel portafogli il posto vicino alla foto dei figli. 

Coprifuoco: senza scomodare epoche storiche passate e dolorose, per molti italiani il "coprifuoco" era l'orario di rientro a casa imposto dai genitori per le uscite serali in età giovanile. Da questo punto di vista, effettivamente il concetto non è cambiato. Gli italiani però oggi vedono il concetto di "coprifuoco" come una sorta di scomodo compagno di viaggio quotidiano. 

Coronavirus: prima dell'emergenza il termine "coronavirus" era noto soltanto ad infettivologi, epidemiologi e operatori medici e sanitari. Eppure di coronavirus si era parlato già ai tempi di Sars e Mers. Con il passare delle settimane è diventato sempre più chiaro che si trattasse di "un coronavirus" e non "del coronavirus".

Covid-19: usato ancora oggi da molti come sinonimo del coronavirus, covid-19 indica in realtà la malattia. E' paragonabile a termini come morbillo, varicella, scarlattina.

Dispositivi di protezione individuale: fino all'inizio del 2020, l'acronimo "dpi" era utilizzato soprattutto da fotografi ed esperti di grafica. Letteralmente il significato di questa espressione è "dot per inch", il che corrisponde alla quantità dei punti di inchiostro che una stampante può depositare per ogni pollice. Oggi per trovare una definizione del genere si deve attendere la seconda pagina di un qualsiasi motore di ricerca. I "dpi" più famosi nel 2021 sono i dispositivi di protezione individuale, ovvero guanti e mascherine.

Distanziamento sociale: di "sociale" fino all'inizio del 2020 l'italiano medio conosceva altri termini. Mai avrebbe pensato che un concetto così aggregante come quello di "sociale" avrebbe ben presto fatto coppia con il contrario, ovvero quel "distanziamento" invocato da più parti per impedire la propagazione del coronavirus. 

Igienizzante: durante i primi mesi dell'emergenza sanitaria erano letteralmente introvabili. Persino i bambini hanno imparato alla perfezione il significato e l'utilizzo del gel igienizzante. 

Lockdown: probabilmente il termine straniero più impiegato negli ultimi dodici mesi. Da bambini e anziani compresi. Di ogni zona d'Italia e di ogni estrazione sociale. Sino a prima dell'avvento del covid-19, "lockdown" era un vocabolo noto soprattutto a esperti di tecnologia, analisti informatici

Mascherina: fino all'inizio del 2020 era un dispositivo utilizzato soprattutto da medici, personale ospedaliero, sanitario e soccorritori. A indossare la mascherina erano anche lavoratori di altri settori, che si trovavano a contatto con polveri o esalazioni particolari. Già nei primi mesi della pandemia si è sviluppato invece un fiorente mercato delle mascherine: da quelle chirurgiche monouso sino a quelle lavabili di stoffa, passando per quelle con un filtro artigianale e quelle realizzate in materiale più tecnico. Non sono mancate neppure le varianti più tecnologiche, con tanto di ventole all'interno. 

Oms: Organizzazione mondiale della sanità. Un organo noto a livello internazionale, ma soltanto agli addetti ai lavori e a pochi altri esperti. Sin dall'inizio dell'emergenza sanitaria, invece, l'acronimo Oms è diventato noto a molti. Soprattutto per le prescrizioni sull'igiene e sulle pratiche da portare avanti per evitare il diffondersi dei contagi.

Pandemia: molti cittadini non avevano mai sentito nominare questo sostantivo in tutta la loro vita. Poco prima dell'estate, però, eccolo piombare nelle cronache e, conseguentemente, nelle conversazioni di molti cittadini.

Sars-cov2: oltre la Sars, fra il 2002 e il 2003, mai negli ultimi anni un termine tecnico di un virus era entrato nel linguaggio comune. Proprio con la Sars, il covid-19 ha un legame indissolubile. Basti pensare che il virus della Sars si chiama Sars-cov1, mentre quello del covid-19 è il Sars-cov2. Entrambi sono polmoniti.

Tampone: il nome del test era usato in particolare in ambito investigativo e forense, oltre a quello sanitario. Prima della pandemia, un esiguo numero di cittadini era stato sottoposto a un tampone di qualsivoglia natura. Oggi il termine è particolarmente utilizzato soprattutto a partire dall'autunno del 2020.

Test sierologico: l'espressione

Vaccino: un termine che fino a poco tempo fa compariva soprattutto nelle conversazioni di genitori con figli piccoli e di anziani. Si trattava di vaccini "standard" per i primi e antinfluenzali per i secondi. A partire dall'estate del 2020, invece, praticamente chiunque ha iniziato a utilizzare il termine "vaccino" nelle proprie conversazioni quotidiane e a proposito del covid-19. Il vaccino negli ultimi dodici mesi è diventato una sorta di sogno di liberazione dal coronavirus.

Videochiamata: è una pratica, prima ancora che un termine, entrato sin dai primi giorni di lockdown, entrata nella vita di comitive di giovani, ma anche di famiglie e persino di pazienti ricoverati in ospedale

Zoom: piattaforma per videochiamate online. Il termine è entrato in modo così dirompente nella quotidianità di molti da essere diventato di per sè un concetto. Ad esempio, "Fare una Zoom (o una Skype, intendendo un'altra delle piattaforme maggiormente utilizzate per le videochiamate)" in luogo di "Fare una videochiamata".

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