Monza, 9 gennaio 2014 - «Spazziamo le strade, giudice». Con questo candore ha risposto alla domanda del gip se la sua professione era quella dell’imprenditore Giancarlo Sangalli, l’ottantaduenne titolare con i figli della omonima e storica impresa monzese specializzata in rifiuti e con loro coinvolto nell’inchiesta «Clean City» della Procura monzese sugli appalti pubblici in odore di tangenti. Giancarlo Sangalli, che si trova agli arresti domiciliari per raggiunti limiti di età, si era avvalso della facoltà di non rispondere all’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza Claudio Tranquillo. Ma poi ha deciso, così come i figli Daniela, Patrizia e Giorgio che sono stati scarcerati e messi a loro volta ai domiciliari, di farsi interrogare prima di Natale dai pm Salvatore Bellomo e Giulia Rizzo.

Nell'interrogatorio durato un paio d’ore in Procura Giancarlo Sangalli, in relazione all’appalto sulla raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani ottenuto dal Comune di Monza, fa riferimento all’ex assessore monzese all’Ambiente e al Patrimonio Giovanni Antonicelli a sua volta indagato di corruzione e anche ai funzionari comunali Antonio Gabetta, Gabriella Di Giuseppe e Antonio Esena, nonché all’ex consigliere provinciale Daniele Petrucci. «Per l’appalto chiesi una mano ad Antonicelli - ha dichiarato Sangalli - e da quando ha iniziato a interessarsi della gara Antonicelli ha iniziato a chiedermi denaro incessantemente. A un certo punto arrivammo a 300-400-500mila euro». Giancarlo Sangalli ha ammesso che «complessivamente le dazioni sono ammontate a 1 milione di euro: Antonicelli mi disse che dovevamo dare 100mila euro a testa a Antonio Gabetta, Daniele Petrucci e Gabriella Di Giuseppe. Antonicelli avrebbe consegnato questi soldi a loro. In realtà Petrucci e Gabetta vennero direttamente da me per avere i soldi. Io glieli diedi. In particolare Petrucci mi chiese 20mila euro per Stefano Mambretti ma in realtà seppi che questi soldi non gli sono mai stati dati».

Sull’appalto per il cimitero di Monza Sangalli ha ammesso che «l’accordo era nel senso che assieme, io e Roberto Malegori, avremmo dovuto pagare 1.500 euro a testa ogni 3 o 4 mesi. C’era una volta che abbiamo dato persino 2.500 euro. Solo una volta andai al cimitero insieme a Malegori per consegnare 1.500 euro ad Antonio Esena». Sui rapporti con l’ex coordinatore provinciale del Pdl ed ex assessore regionale lombardo Massimo Ponzoni, Giancarlo Sangalli invece dice: «Nell’appalto di Monza Ponzoni non c’entra nulla. A Ponzoni prestai 50mila euro. Lui un giorno venne a lasciarmi due assegni da 50mila euro a garanzia del mio prestito».

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