di Dario Crippa

Giussano, 11 novembre 2012 - Armi, arsenali da guerra che servivano a taglieggiare gli imprenditori. Armi che però servivano anche alle guerre di ’ndrangheta. In Brianza, contro il gruppo rivale degli Stagno, come in Calabria, nella cosiddetta Faida dei Boschi. I soldi ottenuti dalle estorsioni a esercizi commerciali e imprenditori della Brianza servivano infatti a comprare armi. Lo rivela il pentito Michael Panajia ai procuratori di Milano Ilda Boccassini e Alessandra Dolci.

L’ex capo società della locale di Giussano spiega: «Posso riferire di un’estorsione ascrivibile a Belnome e al nostro gruppo, in relazione alla quale la vittima è un imprenditore di Giussano... in più tranche ha versato duecentomila euro e parte di questa somma è stata utilizzata per l’acquisto di armi...». Dichiarazioni raggelanti: «Poco prime dell’esecuzione delle ordinanze del procedimento Crimine - (luglio 2010, ndr) - ho mandato giù in Calabria l’arma, una Beretta 380 corta... perché c’era un’urgenza... avevano bisogno di armi in relazione alle faide che erano in corso giù... alla famosa Faida dei Boschi che coinvolge tutte le famiglie delle Serre e della zona jonica».

La Faida dei Boschi, che portò a una ventina di morti ammazzati in Calabria negli ultimi due anni, vedeva contrapposte le famiglie Vallelunga e Gallace. Il gruppo che faceva capo ad Antonino Belnome e Michael Panajia si ritrovò a rifornire i loro emissari, capeggiati dalla triade composta da Vincenzo Gallace-Cosimo Leuzzi e Andrea Ruga, padroni di Guardavalle, provincia di Catanzaro. «Belnome - racconta Panajia - mi ha detto che ha speso diecimila euro e che ha preso un bel po’ di armi, mi ha detto che ha preso quattro fucili, un kalashnikov... una carabina di precisione e due o tre pistole... sono state mandate giù con un camion a Guardavalle...».

E il resto? «La prima tranche ammontava a 60mila euro: 10mila furono utilizzati per l’acquistare le armi... una seconda parte fu data ai Cristello, 10 o 20mila euro, e la restante somma Belnome mi disse che aveva necessità di trattenerla lui per far fronte alle spese legate all’acquisto della sua casa... le altre tranche (erano) da dividere con gli altri appartenenti alla locale...». Poi «avremmo dovuto lasciare 30mila euro in Calabria, in particolare alla casa madre, a Guardavalle, ovvero ai Gallace».

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