L'autodromo di Monza

Monza, 9 maggio 2018 - Una manciata di mesi fa aveva lanciato l’allarme sul rischio di non riuscire a pagare il contratto per il Gp d’Italia già da quest’anno. Ora, invece, la prospettiva è cambiata. Perché nell’ultima assemblea generale il presidente dell’Automobile club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani, ha addirittura annunciato l’intenzione di proporre un prolungamento di 4 anni dell’accordo che, per ora, lega la Formula Uno all’autodromo di Monza fino al 2019 compreso.

Quel rinnovo tanto sofferto quanto economicamente faraonico che l’ex boss del circus iridato, Bernie Ecclestone, aveva lasciato in dote ai nuovi padroni della F1. Ed è proprio con gli americani di Liberty Media che Sticchi Damiani ha assicurato di avere "aperto un buon canale". Tanto da poter pensare di rivedere i termini del contratto, non soltanto in termini di soldi ma anche di durata. L’obiettivo manifesto è di riuscire ad allungarsi fino al 2023, coprendo quindi anche il fatidico 2022 del centenario dell’autodromo. Problemi economici risolti, dunque? Non proprio. Questioni soltanto rimandate. E legate al destino del Pra, il Pubblico registro automobilistico che Aci gestisce per conto dello Stato e che nel 2016 ha portato al club una plusvalenza di 70 milioni di euro. Morale della favola, finché c’è il polmone del Pra, Aci può respirare e tenere in vita non soltanto il Gran premio d’Italia ma anche una struttura che ha 3mila dipendenti per meno di un milione di soci, senza contare le migliaia di dipendenti delle società collegate. Ma il futuro del Pra è messo in discussione dal certificato unico, la cui entrata in vigore è stata prorogata dal prossimo 1 luglio a gennaio 2019. Altri sei mesi a disposizione di Aci per rivendicare al Governo che verrà la gestione del registro automobilistico. E l’attuale limbo politico, per ora, è una mezza salvezza. Che ha permesso di far passare nel disinteresse collettivo la scadenza del 30 aprile, data in cui andavano rifissate le tariffe del Pubblico registro automobilistico in maniera – dice la legge – non superiore alle tariffe in vigore e tale da comportare risparmi per gli utenti.

Uno scenario che avrebbe potuto comportare tariffe più basse, e quindi minori entrate nelle casse di Aci. Tutto rimandato. Situazione congelata. E magicamente non sembra più un problema il bonifico da 22 milioni di dollari che come l’anno scorso, anche quest’anno Aci deve versare a Liberty Media (per il Gp del 2019 i milioni saranno 24). Anche perché, parola dello stesso presidente Sticchi Damiani, "il bilancio 2017 di Aci si chiude positivamente" e c’è soddisfazione per l’impegno rispettato di Regione Lombardia di versare 15 milioni di euro per i tre anni dell’attuale contratto per la F1. C’è la questione del Pra ma in pista corre anche quella della legge Madia che riguarda tutte le società a partecipazione pubblica, come Aci, i suoi club provinciali e le società ad essi collegate. Società che in buona parte non rispettano i requisiti della Madia (non raggiungono il fatturato fissato in 500mila euro o sono in perdita) e quindi andrebbero riorganizzate se non addirittura liquidate. A meno che il capitolo Automobile club non venga escluso dai vincoli della legge Madia. Del resto è questo che la politica, in maniera trasversale, ha sempre garantito ad Aci. Promesse da marinaio. Nemmeno l’ultima di prevedere lo scorporo nella Legge di Stabilità. E allora i vincoli restano. Compresa la disposizione secondo cui anche l’acquisizione da parte di Aci del 75% di quote di Sias (la società che gestisce l’autodromo di Monza) da Ac Milano, deve passare il vaglio dell’Antitrust e della Corte dei Conti. Che, ancora, non si sono espressi nonostante la nuova composizione societaria sia già avvenuta.