Monza, 21 marzo 2018 - Il centro del ring lo ha lasciato da un pezzo. Ma la passione per i guantoni, quella no. Non l’ha appesa al chiodo. Si è solo spostato all’angolo. Ad allenare. E a vincere. In tutto il mondo. Quella di Andrea Galbiati, classe 1970, monzese nel Dna, è una vita dedicata alla kickboxing, uno sport "molto fisico, estremo, ma vero e leale", conquistando quattro titoli italiani, un europeo e due mondiali. L’ultimo, alzato al cielo a 39 anni. Ora si dedica a tempo pieno all’insegnamento.

Nella palestra che ha aperto sotto casa. A New York, dove si è trasferito da anni. "Un mese fa ho ottenuto anche la cittadinanza americana per meriti sportivi ma quando salgo sul ring la bandiera che stringo in mano e nel cuore è sempre quella italiana". Anche una manciata di sere fa nella “cattedrale” del Madison Square Garden quando il suo atleta, l’americano John Pina ha trionfato alla Triumph kombat Muaythai full rules. Incontri per ossi duri. Boxe calci, ginocchiate, gomitate. Lo stesso atleta che Andrea, lo scorso anno, ha accompagnato (al seguito della nazionale degli Stati Uniti) a vincere il campionato mondiale dilettanti amatori in Toscana. "Un'emozione indescrivibile, in un posto magico", confessa Andrea. Uomo di testa, pugni e cuore. Sportivo rigoroso, leale e appassionato. “The Wood” lo hanno soprannominato quando combatteva, per l’effetto dei suoi colpi.

Ma "non ho alcun rimpianto, come atleta e nemmeno come allenatore – confessa –. Negli ultimi cinque anni ho girato il mondo". Nell’estate del 2016 ha pure coronato il sogno a cinque cerchi. Come coach della campionessa di boxe Jennifer Chieng, atleta degli Stati federati di Micronesia (Oceania) trapiantata a New York. E ancora oggi continuano i suoi viaggi in quel grappolo di isole in mezzo al Pacifico: "Alleno la nazionale di pugilato per tentare la qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo 2020". Ma ora la concentrazione è rivolta al 28 aprile. Si torna in Italia, a Savona, con John Pina, per l’International fight show, quadrangolare che vedrà salire sul ring rappresentative di Italia, Germania, Marocco e Stati Uniti. E chissà se riuscirà a ritagliarsi una deviazione anche nella sua Monza, la città che lo ha visto crescere sul tatami del Judo Club Monza. Era la palestra sotto casa, in corso Milano, dove si è allenato per una decina d’anni. Poi, a 15, la scoperta della kickboxing.

Lo sport e la scuola. Dopo il liceo scientifico, il servizio militare nel Genio degli alpini e il lavoro. Fino al trasloco nella Grande Mela. Ha insegnato nella leggendaria Gleason’s Gym sul lungomare di Brooklyn dove hanno tirato di boxe campioni come Jake LaMotta e Mike Tyson e pure alla Class One MMA,una delle più famose palestre di arti da combattimento. Anche se per l’allenamento fuori dal ring gli atleti vengono a casa mia. Gratis. Perché Andrea ha le spalle coperte e quello a cui tiene di più è tenere viva la sua passione per lo sport. Anche salvando dalla strada i ragazzi difficili delle periferie.