Invernizzi ha fondato eV-Now di sviluppo e promozione mobilità elettrica (Brianza)
Invernizzi ha fondato eV-Now di sviluppo e promozione mobilità elettrica (Brianza)

Monza, 11 novembre 2019 - «Dove si sta indirizzando l’automotive? La rotta è quella dell’elettrico. I numeri ci dicono che non possiamo andare da un’altra parte. E l’industria ha scelto di andare proprio verso l’ibrido, che ci abitua a un nuovo tipo di mobilità, per arrivare all’elettrico». Daniele Invernizzi parla da tecnico. E’ uno dei pionieri dell’elettrico in Italia. Dodici anni fa già si era totalmente convertito all’auto elettrica, quando ancora «eravamo pochissimi». Da 6 viaggia in Tesla , anche nel suo ruolo di vice presidente del club Tesla owners Italia. Oggi i volumi sono ancora bassi, ma «è proprio questo il momento per cambiare, per il livello di efficienza e affidabilità raggiunto e, soprattutto, per i costi delle auto elettriche che, grazie agli incentivi statali e di Regione Lombardia, hanno abbattuto i prezzi». Oggi in Italia ci sono circa 12mila auto completamente elettriche a fronte di 34 milioni di veicoli. Un niente. Eppure «noi dobbiamo tradurre i tecnicismi in un messaggio più semplice, alla portata di tutti, e che consenta a tutti di avvicinarsi all’auto elettrica. Come ha fatto mia mamma a 72 anni». Invernizzi, monzese doc , proprio 12 anni fa, insieme a una ventina tra tecnici e ingegneri, ha fondato eV-Now!, un ente privato di ricerca, sviluppo e promozione della mobilità elettrica. Una associazione che è diventata un aggregatore di progetti, in tutta Italia e nel Nord Europa. Una formazione in elettronica digitale, Invernizzi non ha mai smesso di studiare. Si occupa di elettronica di potenza, «una parte fondamentale del cambiamento che sta avvenendo perché la ritroviamo negli impianti fotovoltaici, nell’idroelettrico, nell’eolico».

Qual è il vostro compito?
«Analizziamo un progetto e poi mettiamo insieme vari soggetti, aziende, altre associazioni, istituzioni, perché questo progetto venga realizzato in tempi rapidi. Abbiamo fatto stazioni di ricarica ultraveloci, la prima in Italia all’Autogrill Villoresi Est, stimolato un decreto legge per trasformare vecchie auto da scoppio in elettrico. E la prima dimostrazione è stata la Delorean di «Ritorno al futuro». Perché l’elettrico è un ritorno al futuro: c’è stato prima dell’auto a scoppio e può esserci dopo l’auto a scoppio. A Verona c’è un museo dove è conservata una delle prime macchine elettriche, la Baker del 1800: ebbene, quella macchina ancora si muove».

Ma i numeri, però, dicono anche che le auto elettriche in circolazione sono ancora pochissime.
«Vero, tuttavia rispetto a 12 anni fa è cambiato tantissimo: i prezzi delle auto elettriche si sono abbassati e le colonnine di ricarica sono cresciute. Enel installa al ritmo di un centinaio di colonnine a settimana, poi ci sono i privati come Mennekes che, tra l’altro, ha installato due colonnine alla stazione di Lissone».

All’automobilista comune, quando compra un’auto, interessano i costi. E l’elettrico è considerato molto costoso.
«Chi percorre tra i 30 e i 40mila chilometri all’anno ha una convenienza già sui 3 anni: non ha spese di manutenzione, non paga il bollo, l’assicurazione costa meno, nella maggior parte nelle città parcheggia sulle blu e sulle gialle, va nelle Ztl, ma soprattutto l’energia per la ricarica, ad esempio, di 400 km costa intorno ai 12-13 euro. Quando non è prodotta da un impianto fotovoltaico o regalata dai centri commerciali. Compriamo auto che costano poco, ma in 10 anni – che è il tempo medio in cui un italiano tiene un’auto – quell’auto ci costa di più di una elettrica. Ed è costata anche in altri termini: le emissioni non sono una crociata ambientalista, soprattutto in Lombardia».

E in concessionario?
«Ci sono incentivi enormi, in Lombardia siamo nell’ordine dei 16mila euro. Significa che una Smart elettrica può costare 6-7mila euro, mentre un’auto familiare, con autonomia che sfiora i 400 km e ricariche di circa 20-30 minuti (il tempo del metano), tra i 12 e i 15mila euro».

Si è discusso molto anche del problema delle batterie e del loro smaltimento.
«Possono arrivare al milione di chilometri. Chi li percorre? La tecnologia ha fatto passi da gigante. Stiamo accelerando in maniera incredibile su tutta la tecnologia, grazie a investimenti per miliardi di euro. E’ una questione culturale».