Monza, 28 agosto 2018 - Sembrerebbe aver definitivamente imboccato il viale del tramonto la Generalmarket srl, alla testa della gloriosa catena di supermercati (SuperDì e IperDì) che dal 1994 punteggia mezza Lombardia oltre che Piemonte e Liguria. Chiusi tutti i 43 negozi.

E il 13 agosto scorso, mentre ancora i suoi mille dipendenti andavano al lavoro sempre più angosciati e alle prese con scaffali desolatamente vuoti, Nuova Distribuzione, la società che gestisce la piattaforma logistica di distribuzione dell’azienda, aveva già presentato al Tribunale di Monza una richiesta per avviare le procedure di concordato. Il giudice ha concesso i canonici 60 giorni per il deposito della proposta, del piano e della documentazione relativa ma «è ormai chiaro che forse occorrerà fare anche prima se vogliamo salvare il salvabile», spiega Fabrizio Camponeschi, della Uil Turismo commercio e servizi Lombardia. Il salvabile sono innanzitutto gli stipendi dei mille dipendenti. Per la prima volta nella storia del marchio, gli emolumenti dovuti ai dipendenti (comprensivi del rimborso 730) non sono stati pagati. E i dipendenti si sono trovati, fino all’ultimo dei 15 punti vendita che ancora erano rimasti disperatamente aperti, privi di rifornimenti, senza istruzioni e con una secca comunicazione (vocale o via fax) da parte dell’azienda: nella quale da un lato ci si scusava del mancato pagamento degli stipendi, dall’altro si invitavano i dipendenti ad abbassare le saracinesche affiggendo un manifesto in cui si avvertiva la clientela che l’improvvisa chiusura era dovuta alle ferie (non programmate) o addirittura a ristrutturazioni (mai previste). Con l’invito ai lavoratori ad approfittare della sosta forzata per smaltire gli ultimi giorni di ferie. O addirittura a ricorrere all’aspettativa retribuita. La stessa spiegazione fornita per mesi, a partire da Natale, a chi chiedeva perché nei punti vendita SuperDì e IperDì la merce cominciasse ormai a scarseggiare in maniera preoccupante. «Impossibile riuscire a contattare l’azienda – spiega ancora Camponeschi –, nessuno ci risponde, le spiegazioni fornite in questi mesi parlavano di una ristrutturazione del gruppo, di una crisi di liquidità, della vendita (mai andata in porto) di alcuni supermercati per far ripartire tutto». Intanto il 15 settembre ci sarà un incontro alla Commissione attività produttive del Pirellone.

Eppure il passato racconta di un’azienda sana, erede della vecchia Supermercati Brianzoli fondata da Felice Franchini e ormai rimasta in mano ai suoi nipoti Marilisa e Marco. Che nel 2009 avevano invitato nella loro sede di Barlassina (paese di cui la famiglia è originaria), in Brianza, addirittura l’ex leader della Lega Umberto Bossi e l’allora ministro Luca Zaia. Obiettivo, lanciare un nuovo marchio, “Le Delizie della Brianza”, che offrendo ai clienti formaggi, salumi e dolci scovati nei paesi più piccoli del territorio, si sperava potesse dare nuova linfa ai loro supermercati. Non è andata così.