Il ministro Toninelli

Monza, 7 ottobre 2018 - Pedemontana dovrà attendere ancora un bel po’. Almeno è questa l’aria che si respira a Roma alla luce dell’audizione alla Camera del ministro Danilo Toninelli e soprattutto alla lettura del Def, il documento di economia e finanza nel quale il governo ribadisce la sua intenzione di "portare a compimento investimenti strategici seguendo standard rigorosi di efficienza e, a questo scopo, intende sottoporre a una rigorosa analisi costi-benefici a un attento monitoraggio le grandi opere in corso". Tra queste, viene citata espressamente la Pedemontana Lombarda, i cui cantieri sono fermi alle porte della Brianza ormai da un paio d’anni, dopo l’inaugurazione della tratta B1 fra Lomazzo e Lentate sul Seveso .

E se in audizione il nuovo ministro alle Infrastrutture ha confermato la linea del suo predecessore Graziano Delrio, annunciando che "non è prevista l’erogazione di ulteriori contributi a carico della finanza pubblica", una nuova pietra tombale sul maxicantiere autostradale arriva dalle ultime modifiche di legge.  "Il nuovo progetto definitivo – spiega Toninelli – dovrà essere rivisto integralmente a seguito del decreto ministeriale del 17 gennaio, che prevede nuove norme tecniche per la costruzione". Il caso è stato sollevato a luglio dal senatore del Movimento 5 Stelle Gianmarco Corbetta con un’interrogazione al ministro e un esposto all’Autorità nazionale anticorruzione sulla legittimità della revisione del progetto delle tratte mancanti (B2, C e D), decisa dopo la rottura fra Apl e il colosso delle costruzioni Strabag, il cui progetto esecutivo non è mai stato approvato. "Le modalità con cui Apl ha dichiarato di voler operare sembrano illegittime", ha denunciato Corbetta, che ha chiesto di recente anche un parere al Consiglio superiore dei Lavori pubblici. Nel mirino "la scelta di derogare alle nuove norme tecniche nella redazione del nuovo progetto definitivo, una posizione contraria alla legge, che introduce novità sulla sicurezza", denuncia Corbetta, intenzionato a chiedere un intervento del ministro.

"Solleciterò Toninelli chiedendogli di prendere atto di questa posizione di Pedemontana – annuncia il senatore –. È una questione di sicurezza. Con tutto quello che è successo come è possibile andare in deroga a norme che parlano di sicurezza?". Ma modificare il progetto potrebbe comportare un ulteriore allungamento dei tempi, peraltro forse inevitabilmente destinati a lievitare ancora, come teme il capogruppo dei senatori leghisti Massimiliano Romeo. "Il Def punta soprattutto a far funzionare quello che c’è in un Paese che cade a pezzi, ed è inemendabile. Ma noi puntiamo a trovare un accordo coi nostri partner affinché si possa votare una risoluzione favorevole a Pedemontana. Gli approfondimenti richiesti sul rapporto costi e benefici sono già stati fatti e lo stesso Di Pietro aveva detto, alla luce di tutte le questioni pendenti, che non fare Pedemontana costa più che farla – sostiene Romeo –. È necessario completare quest’opera".