Lissone (Monza e Brianza) 30 giugno 2018 - "Le abbiamo provate tutte. Siamo andati dai più grossi colossi bancari, ma inutilmente. Danno soldi alle multinazionali che poi delocalizzano fuori dall’Italia e non alle aziende che lavorano sul territorio. Abbiamo 100mila euro di fatturato, il lavoro e i clienti non mancano, vogliamo espanderci e assumere persone, ma avere fondi è impossibile".

Esasperati dall’impossibilità di ottenere finanziamenti dalle banche senza che vengano chieste condizioni impraticabili, hanno preso carta e penna e hanno scritto una lettera direttamente al vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio. A farlo sono stati i due giovani titolari di una ditta di Lissone, la Sala Smaltimenti, Daniela Sala e Luca Carniel, 26 e 27 anni.

L’azienda si occupa di trasporto e smaltimento di rifiuti non pericolosi: l’attività funziona e l’impresa si vorrebbe ingrandire, ma ottenere sostegno dagli istituti di credito sembra un ostacolo insormontabile. "Vogliamo far capire le difficoltà che ci sono a ricevere finanziamenti dalle banche – spiega Carniel –, come pure a ottenere fondi attraverso i vari bandi, che ci mettono anni a diventare concreti, tanto che fai prima a chiudere che a ricevere i soldi. Ci sono tanti giovani come noi, che hanno voglia di fare, ma tarpano loro le ali". "Siamo in una situazione critica – scrivono i due giovani imprenditori a Di Maio –: siamo sommersi di lavoro ma impossibilitati a crescere. Siamo entrambi sotto i 30 anni e quando ci rivolgiamo alle banche per avere dei prestiti, data la nostra giovane età e il fatto che siamo una startup, ci chiudono le porte in faccia, dicendoci che “non siamo un buon investimento”. Sinceramente, un Paese dove ci viene risposto così non mi sembra un Paese molto sano, perché se non puntate su di noi che siamo giovani e abbiamo voglia di lavorare, su chi lo fate?".

Sala e Carniel chiedono aiuto come imprenditori, perché queste situazioni non si ripetano. "Non vogliamo essere costretti ad andarcene dal nostro Paese – continuano nella lettera –, vogliamo poterci costruire un futuro qui e vedere i nostri sogni realizzati, dare una mano a chi ha bisogno di lavoro, dare speranza alle famiglie e creare un’azienda solida". A nulla però servono davanti alle banche "i contratti nuovi che chiudiamo dimostrando che il lavoro continua ad aumentare. Abbiamo bisogno – concludono – di qualcuno che ci dia una possibilità".