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22 dic 2021

In Brianza è già pioggia di disdette sulle cene di Natale

Ristoratori disperati per l’effetto della recrudescenza del virus sui clienti: "Ogni telefonata in questi giorni è una rinuncia"

cristina bertolini
Economia
Mario Galbiati, titolare del ristorante Villa Reale: "In totale avremo perso attorno ai 250 coperti"
Mario Galbiati, titolare del ristorante Villa Reale

Monza - Pranzo di Natale, tutti a casa, al massimo aiutandosi con primi già pronti in gastronomia. In difficoltà i ristoranti: i piccoli gruppi familiari prenotano, ma nel settore vengno a mancare centinaia di prenotazioni sui grandi numeri, perché in queste ore a causa della recrudescenza del virus vengono annullate una dopo l’altra le tante cene aziendali in programma.

Gli operatori temono nuovi lockdown. Dai primi di dicembre fino a metà mese sembrava che le precauzioni sanitarie e i controlli di Green pass e Green pass rinforzati portassero parziale serenità al settore. Poi il costante crescendo dei dati Covid ha praticamente azzerato le cene aziendali, danneggiando gravemente il settore. "Ogni telefonata è una disdetta – dice Mario Galbiati, titolare del ristorante Villa Reale – gruppi da 50 o 60 persone tutti andati in fumo. In totale avremo perso attorno ai 250 coperti. Qualche compagnia di ragazzi viene lo stesso, ma per gli adulti resta lo spaurachio di ritrovarsi a cena la sera e con tampone positivo la mattina, pur essendo tutti vaccinati. Nel nostro locale non si è mai evidenziato un caso positivo, ma da oggi a gennaio ci aspettiamo ancora qualche disdetta".

Tante disdette anche per Giancarlo Tamburrino (Pinuccia a’ mare): dieci revoche di gruppi da 20 persone, come fa notare il ristoratore, sono già 200 coperti che vengono a mancare. Tiene il mercato delle coppie e delle piccole famiglie, da 2 a 4 persone, ma per tutti incalza la paura di un inizio d’anno in zona arancione. "Se ci chiudessero di nuovo – dice Tamburrino – per noi sarebbe il colpo di grazia. Abbiamo stretto i denti per un anno e mezzo, di più non possiamo fare. Le tasse? Tireremo in là finché si può, poi chiederemo di rateizzare". La salvezza sembrava il vaccino, ma di fatto gli operatori si dicono amareggiati per non avere né la tutela sanitaria né quella economica.

Qualcuno come Mirko Grassi, titolare de “Il mercantile“ di Giussano, si arrangia con l’asporto: "Noi continuiamo a sanificare – dice – e la gente dovrebbe gratificare il nostro impegno". E poi c’è tutto il pubblico dei contrari al vaccino che telefonano chiedendo di venire al ristorante e con leggerezza, per inciso, dicono di non essere vaccinati, chiedendo di chiudere un occhio e poi si offendono di fronte al rifiuto.
"Io non vorrei dire di no – dice Tamburrino – ma le multe sono davvero salate e noi non ce le possiamo permettere. E poi c’è il rispetto per i nostri collaboratori e per tutti i clienti che invece arrivano con regolare Green pass. Per il giorno di Natale siamo pieni, ma con le restrizioni, significa 35 coperti, mentre nel 2019 ne facevamo 60".

Saltate le cene aziendali anche per Manuela Barbuto di BoveLover che per il 26 registra una prenotazione a cena e spera nel Capodanno: "La verità – dice la signora – è che con la pandemia la gente ha perso l’abitudine alla socialità. Ci siamo abituati a stare soli e le richieste di convialità sono diminuite".
"Mancano azioni di sistema sostenibili – dice Vincenzo Butticé, titolare de "Il Moro" e "A trattoria -. Il giorno di Natale siamo pieni, ma con 26 coperti. Abbiamo dovuto rimodulare l’azienda come risorse umane e recettività. I tamponi ai vaccinati? Sarebbero una presa in giro. Abbiamo già mascherine, aerazione, igienizzante e misurazione della temperatura".
 

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