Monza, 13 giugno 2017 - Cinquecento posti di lavoro persi e 61 filiali chiuse in 8 anni. Sono i (tristi) numeri del settore bancario in Brianza. Dati che fanno vacillare il mito del «posto a prova di esubero, quello sinonimo di carriera blindata e stipendio gratificante». Ma ora nemmeno i bancari, per decenni additati come una categoria privilegiata, possono stare al sicuro. Neppure quelli che lavorano in Brianza, punto di forza di un’Italia produttiva che sta inseguendo la ripresa.

La provincia di Monza non è stata risparmiata dallo tsunami che ha colpito il settore bancario a livello nazionale con 44mila posti persi (da 330mila si è scesi a 286mila) dal 2010 a oggi. Dati evidenziati da una ricerca dell’Ufficio studi del sindacato di categoria First Cisl. E la Brianza non è stata risparmiata da questa lunga onda innescata anche dalle fusioni tra banche e dal diffondersi dei conti correnti online. Tra le conseguenze, infatti, c’è una diminuzione degli sportelli: nel 2008 in Brianza ce n’erano circa 500, ora sono 439 con 3.700 addetti (dato di fine 2017).

E il futuro non promette nulla di buono. Un’altra «sforbiciata» è in arrivo: per effetto delle uscite già concordate con alcuni istituti, i posti che andranno persi saranno 350 in provincia di Monza. Una situazione confermata da Tiziana La Scala, neo segretaria generale della First Cisl Monza Brianza Lecco in sostituzione di Marino Perotta. «In un contesto particolarmente complesso come quello attuale – spiega la nuova responsabile territoriale della First –, non posso negare la preoccupazione per un incarico di così grande responsabilità com’è quello di sovrintendere un territorio che conta 1.500 iscritti. Il sistema del credito è in continua evoluzione, ristrutturazioni e riorganizzazioni aziendali sono ormai diventate una prassi giornaliera. Piani di esodo e fuoriuscite dal mondo del lavoro già definiti, oltre alla probabile chiusura di filiali, produrranno un ulteriore calo occupazionale anche nel nostro territorio».

«Una decina di anni fa – ricorda un impiegato ora in pensione -, quando le banche proponevano i piani di uscita con forti incentivi, non era facile raggiungere il numero di addetti previsti. Ora, con gli incentivi ridimensionati, i posti disponibili vengono invece coperti rapidamente. Lavorare in banca, insomma, non è più appetibile come una volta». Un’altra picconata al mito del posto sicuro. «Alla fine di quest’anno – precisa Perotta – scadrà il contratto nazionale dei bancari. Potrebbe essere l’occasione giusta per discutere del nuovo modello di banca con l’Associazione bancaria italiana».