Monza, 13 marzo 2018 - Ore 10 di un lunedì mattina qualsiasi. Il salone del Cup del San Gerardo – una via di mezzo tra un aeroporto e un centro commerciale con negozi e scale mobili – è pieno di pazienti in attesa. Si aspetta anche un’ora e mezza prima di riuscire a “conquistare” lo sportello per prenotare visite ed esami.

Per una visita gastroenterologica si aspetta da gennaio a settembre, come racconta Egidia Crespi. Alla fine la signora si è rassegnata e ha richiesto una visita privata. Pagando i tempi si accorciano di colpo. "Per la gastroscopia mi sono rivolta all’ospedale Sacco – spiega – poi i referti li vengo a far leggere al medico". Si attende da un mese o due per una visita dall’otorino. Per operarsi alla cataratta, invece, la signora Fernanda Composti è venuta nei giorni scorsi per prenotare per ottobre, "altrimenti c’era posto proprio in quei dieci giorni di agosto in cui vado in ferie. Lo fanno apposta...".

Sara Cremaschi racconta che occorrono da 3 a 4 mesi per una visita ginecologica, mentre per Simona Gerbelli una visita cardiologica è stata fissata per i primi di agosto. Fra 5 mesi. Anche per il dermatologo occorre armarsi di pazienza perché da metà marzo la visita può essere programmata solo per luglio. "Ho appena prenotato una colonscopia – racconta Sergio Signori – e mi tocca aspettare 8 mesi". Va meglio per chi è già inserito in un percorso di cure con controlli periodici come Annamaria Lancrò: "In accordo con il medico del San Gerardo che mi segue – spiega – devo sottopormi a controllo endocrinologico periodico ogni tre mesi e l’appuntamento mi viene dato una volta per l’altra".

Occorre tenere sempre lo sguardo fisso al calendario, perché da qui a sei mesi è facile dimenticarsi o avere un altro impegno: "Ho il controllo oculistico ogni sei mesi – dice Cristina Conti – ma se non vai quando te lo danno poi aspetti altri 6 mesi, anche se avvisi che quel giorno non ci puoi essere". Spiace ancora di più se dopo l’attesa si viene rimbalzati da un ospedale all’altro, come è successo a Roberto Trezzi che aveva prenotato per sua moglie una visita ginecologica a Carate in vista di una successiva operazione. Dopo aver aspettato 2 mesi e mezzo per essere contattato, gli è stato detto che non era possibile programmare l’intervento a causa della mancanza di anestesisti.

A quel punto i sanitari hanno detto di rivolgersi all’ospedale di Desio, spiegando la situazione e nel giro di un paio di mesi è stato dato l’appuntamento. Incautamente i sanitari si sono lasciati scappare una scaletta di priorità quantomeno discutibile: "Mi hanno detto che prima si operano le urgenze, poi i giovani e poi gli altri – denuncia –, questa è la Sanità lombarda che funziona, figuriamoci dove non funziona". Si scambiano due chiacchiere nella enorme sala d’attesa. «Io ho dovuto prendere mezza giornata di ferie per essere qui stamattina», dice una signora che venendo da Varedo ha per forza dovuto prendere l’auto, altrimenti con i mezzi sarebbe stato un vero e proprio viaggio. E come per una vacanza anche la visita pneumologica si prenota un anno prima: "Vengo qui ora per l’anno prossimo – dice Angelo Parisi –, l’ultima visita l’ho prenotata a marzo 2017 per gennaio 2018".

Giornale in mano, i più giovani con i social aperti sul telefonino, si passa il tempo così: "Ho 150 persone davanti – continua Parisi –, penso che ne avrò per un’oretta". Anche per il signor Angelo Stucchi un’oretta e mezza di coda stimata (circa 200 persone) e la sala d’attesa diventa social: "Sono cardiopatico e ho le visite programmate ogni sei mesi, ultimamente allungate a un anno. Sono stato operato al cuore 16 anni fa – ricorda –. A quei tempi ancora esisteva il rapporto fiduciario tra medico e paziente. C’era un rapporto più umano. L’ospedale era un ambiente più familiare. Adesso siamo solo numeri e nessuno ti guarda più in faccia. Ci dicono di non lamentarci, perché siamo ancora in un’isola felice. Ma secondo me la Sanità prosegue a grandi passi verso la privatizzazione. L’ospedale è sempre più un’azienda".

Un'azienda che comunque sul proprio sito internet ha una tabella in cui sono riportati i tempi di attesa per tutti gli ambulatori e le prestazioni. Ma bisogna saper leggere le sigle. Si parla infatti di prestazioni programmate, quelle contrassegnate dalla lettera “P” non urgenti. È il caso delle visite di controllo, per le quali la regola stabilisce un massimo di 180 giorni. Se nella ricetta non sono indicati il sospetto diagnostico o la classe di priorità, la richiesta è collocata in classe P e il tempo di attesa sale. Tempi lunghi soprattutto per le ecografie alla tiroide, piuttosto che alle ghiandole salivari che arrivano fino a 345 giorni. Secondo le istruzioni, scenderebbero a 34 giorni quelle che il medico in ricetta contrassegna con la classe D, ovvero le prestazioni differibili che, se fornite in tempi meno celeri, non pregiudicano la salute del paziente. Sono prestazioni di prima diagnosi, da erogare entro 30 o 60 giorni (a seconda che si tratti di visite o di esami diagnostici strumentali). Ci sono quattro classi di prestazioni ma queste due sono le più frequenti. Le ecografie dei linfonodi del collo si possono trovare a poco più di un mese o a 345 giorni, a seconda della categoria con cui vengono richieste. Altrettanto per l’ecocolordoppler e l’ecografia dei tronchi sovraortici e per le biopsie dei tessuti molli.

La forbice dei tempi di attesa si amplia per terapie fisiche. Per la rieducazione motoria a seconda che il paziente venga considerato grave e complesso o semplice si passa da 2 giorni a 129. Per un test cardiovascolare da sforzo i tempi vanno dai 6 agli 11 mesi. Per un elettrocardiogramma si aspetta da 38 a 115 giorni. Va meglio per le prime visite: per quella chirurgica – che è considerata sempre differibile – si aspettano 20 giorni all’ospedale di Monza e 33 al Poliambulatorio di Desio. Mentre la prima visita cardiologica al Polambulatorio di viale Lombardia a Brugherio viene erogata in 38 giorni, all’ospedale vecchio di via Solferino in 34 mentre all’ospedale Nuovo di via Pergolesi si aspettano 2 mesi. Il record di attesa lo ha toccato Maria Teresa Tomasin ieri mattina: "Ho tentato di prenotare una colonscopia al San Gerardo – racconta – ma la disponibilità era oggi stesso, ma non posso perché occorre preparazione e poi mi devono accompagnare, oppure la prima data utile era all’inizio del 2020. Per un mio parente, invece, dovevo prenotare un’ecografia all’apparato urinario – continua – e la prima data utile è aprile 2019".