Ancora nessun ragazzo si è fatto avanti per raccontare quanto successo in aula
Ancora nessun ragazzo si è fatto avanti per raccontare quanto successo in aula

Vimercate (Monza e Brianza) 7 novembre 2018 - Tutti  in caserma. I 22 ragazzi della terza elettricisti del Floriani saranno sentiti dai carabinieri come persone informate dai fatti. E siccome sono tutti minorenni, arriveranno accompagnati dai genitori. Audizione protetta, come vuole la legge. Le convocazioni sono già in corso. La macchina della giustizia si mette in moto dopo i tentativi andati a vuoto della scuola di identificare i bulli che nove giorni fa a Vimercate hanno lanciato sedie contro la professoressa di storia, ferendola.

Ai militari il compito di risalire all’autore del gesto che ha suscitato un’ondata di sdegno in tutto il Paese, provocando la reazione immediata del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che ha promesso una punizione esemplare e la costituzione di parte civile del governo nell’eventuale processo che seguirà alle indagini. Parlare di bravata come hanno tentato di fare gli studenti della classe coinvolta il giorno dopo l’aggressione è fuori luogo adesso che prendono forma le conseguenze di un’azione di bullismo condannata da tutti senza possibilità di appello.Sul tavolo del capitano Antonio Stanizzi c’è la denuncia contro ignoti sporta dall’insegnante il giorno dell’agguato, di ritorno dall’ospedale. È già finita nel fascicolo dove verranno inseriti i racconti dei ragazzi che il 29 ottobre erano in aula quando si è spenta la luce ed è cominciato il tiro al bersaglio verso la cattedra dove c’era lei di spalle. Neppure il consiglio di classe aperto alle famiglie, convocato dal preside Daniele Zangheri per ricostruire le responsabilità, è servito.

Lunedì  pomeriggio genitori e allievi hanno lasciato la palestra dove erano riuniti senza i nomi che metterebbero chi non c’entra al riparo dalle pesanti sanzioni disciplinari che si profilano all’orizzonte: sospensione, o addirittura bocciatura. Scenari che finora non hanno spinto i testimoni a infrangere la consegna del silenzio imposta dal loro rapporto con i colpevoli, forse scandito da vessazioni quotidiane. È facile ipotizzare che chi sa tace perché ha paura di pagarne lo scotto, una volta passata la bufera. Nei giorni scorsi i docenti hanno sottolineato la necessità di aiutare gli autori dell’episodio a capire la gravità di quello che hanno fatto. Adesso, ci penseranno i carabinieri.