La OEB di Lissone
La OEB di Lissone
di Fabio Luongo La rotazione della cassa integrazione in questi mesi non li ha coinvolti e così tra i lavoratori ce ne sono una ventina che dalla cassa non sono ancora rientrati in fabbrica, con tutte le difficoltà del caso. Una situazione dovuta, secondo l’azienda, al fatto che non tutte le funzioni sono ancora state riattivate dopo lo stop obbligato del lockdown, con la produzione che sta tornando pian piano ai livelli di prima dell’emergenza sanitaria. Per tutti comunque, garantiscono dalla ditta, stanno continuando gli...

di Fabio Luongo

La rotazione della cassa integrazione in questi mesi non li ha coinvolti e così tra i lavoratori ce ne sono una ventina che dalla cassa non sono ancora rientrati in fabbrica, con tutte le difficoltà del caso. Una situazione dovuta, secondo l’azienda, al fatto che non tutte le funzioni sono ancora state riattivate dopo lo stop obbligato del lockdown, con la produzione che sta tornando pian piano ai livelli di prima dell’emergenza sanitaria. Per tutti comunque, garantiscono dalla ditta, stanno continuando gli ammortizzatori sociali. E’ il problema segnalato alla OEB (Officine Egidio Brugola) di Lissone, azienda leader a livello mondiale nel settore delle viti a testa cava per i motori.

A sollevare la questione, chiedendo chiarezza da parte della società, è la Uilm Milano-Monza e Brianza, per bocca del suo funzionario sindacale Stefano Muzio. "Da quando è stata attivata la cassa integrazione Covid sono circa una ventina i lavoratori che non stanno rientrando in azienda - racconta Muzio -. Quello che non riusciamo a capire è perché certe persone non rientrino mai. Non si spiega: fino a poco tempo fa venivano utilizzate per far funzionare la linea, per formare il personale e ora non rientrano mai nella rotazione. Sono sia operai generici che altre figure, fino al caporeparto. Alcuni sono in cassa integrazione dall’inizio dell’emergenza. Ci sono famiglie che sono monoreddito o in cui sono entrambi in cassa integrazione, questa situazione non può continuare così". Immediata la replica da parte della OEB.

"Quando abbiamo chiuso, perché obbligati a farlo, per il lockdown come Brugola abbiamo dato integrazioni salariali a tutti i dipendenti, per aiutarli ad arrivare a fine mese - spiegano dall’azienda -. Da subito abbiamo poi anticipato l’erogazione della cassa integrazione, in attesa dell’Inps. I dipendenti hanno sempre percepito lo stipendio: ad aprile e maggio, per chi scendeva sotto la soglia dei 1.200 euro mensili, abbiamo integrato noi come Brugola la differenza fino a riportarli a quella cifra. L’azienda non si è mai tirata indietro e ha anticipato di tasca sua i soldi necessari, per tutti".

"Durante il lockdown, inoltre, è stato attivato uno sportello per aiutare gratuitamente i dipendenti a gestire le comunicazioni alle banche rispetto a mutui, pignoramenti e cessione del quinto dello stipendio - continuano dalla OEB -. A oggi, su un totale di 450 lavoratori, sono 80 le persone in cassa integrazione, che ruotano alcuni sì e altri no perché abbiamo ancora funzioni che in questo momento non sono state riattivate o lo sono state solo in parte: attualmente siamo al 70% del volume di produzione rispetto all’epoca pre-Covid".