Varedo (Monza e Brianza), 22 giugno 2019 - Una maxi-operazione di bonifica con esito positivo è stata effettuata dai carabinieri della compagnia di Desio nell’area della ex Snia di Varedo, la nuova «Mecca dei tossici» in Brianza. Dodici pusher nordafricani arrestati, tre bande sgominate, tre anche i tentati omicidi scoperti, 200 grammi di droga sequestrata tra cocaina, eroina e hascisc. Cento clienti giornalieri lasciati a bocca asciutta. Tremila euro di fatturato quotidiano bloccato. Il tutto su un’area di 500mila metri quadri, come cento campi da calcio, dove un tempo lavoravano fino a 7mila lavoratori, mentre da sei mesi regnavano spaccio, degrado e spari.

Da due settimane, ormai, dopo il recente blitz degli uomini comandati dal Maggiore Mansueto Cosentino con l’esecuzione di 12 provvedimenti di fermo emessi dalla Procura di Monza, tutti convalidati dal gip con ordinanze di custodia cautelare in carcere, qui restano solo alcuni senzatetto, gatti e e topi. Insieme ai militari, ci addentriamo nella ormai ex fortezza dello spaccio, dal cancello di via Umberto I, pieno centro di Varedo. Lo scenario è spettrale: i capannoni cadenti, i vetri rotti, le sterpagli alte un metro, rifiuti di ogni genere, diverse siringhe, qualche gratta e vinci. Ci sono capannoni con dentro letti improvvisati, dove dormono diversi senzatetto. Procedendo lungo i viali, ci si immerge in un mondo parallelo. Triste e squallido.

«Le vie di accesso utilizzate dai tossici erano quattro, in ognuno dei lati – racconta il Maggiore Cosentino – tra cui quello della stazione. Una posizione strategica, con un’affluenza costante di clienti, che qui potevano trovare cocaina, eroina e hascisc a volontà». Un viavai irrefrenabile di consumatori (aumentato dopo le operazioni svolte al Parco delle Groane e a Rogoredo, altre famigerate maxi aree di spaccio), alcuni dei quali, senza un soldo in tasca, si mettevano al servizio come vedette, come rifornitori di cibo o addirittura tassisti per guadagnarsi la dose. Altri, avevano invece messo a ferro e fuoco il perimetro esterno della Snia, con furti, scippi, rapine, a ragazzi e negozianti, per raccimolare i soldi. «Qui c’era un banchetto dove a volte si formava persino la coda – racconta il Maggiore Cosentino -, se pioveva invece si spostavano al coperto. I prezzi erano quelli di mercato. Per fuggire usavano anche una fitta rete di cunicoli sotterranei e buchi tra i capannoni». Durante l’operazione è stata trovata una pistola con matricola abrasa, ma le armi all’interno erano molte di più: revolver e fucili da caccia, probabili oggetto di furti.