Thermo Fisher
Thermo Fisher

Monza -  Vaccino anti-Covid, Thermo Fisher è pronta alla “commercializzazione di massa“. Nello stabilimento monzese del colosso americano della farmaceutica i lavori di adeguamento della Linea Sterile 1 sono finiti e una squadra è già al lavoro per la produzione dei cosiddetti lotti di convalida del vaccino Pfizer. Si tratta, in sostanza, della produzione di fiale che poi vanno inviate all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per verificare che il prodotto finito sia conforme e, quindi, per ricevere l’autorizzazione alla commercializzazione. Un’operazione che ha una tempistica di circa un mese. Poi, tra fine giugno e inizio luglio potrà partire l’attività di produzione che, per la fine dell’anno, consentirà di mettere sul mercato 25 milioni di flaconi di vaccino Pfizer.

In particolare, in un’area di una ventina di metri quadrati, due addetti specializzati per turno si occuperanno del riempimento sterile e della preparazione del prodotto finito a un ritmo di quasi 140mila flaconi al giorno per un totale di 150 milioni di dosi. Pfizer, infatti, farà arrivare dal Belgio il prodotto semilavorato che poi andrà “sviluppato“ e successivamente infialato e confezionato, per poi tornare in Belgio da dove verrà distribuito ai vari Stati in base agli accordi con l’Unione europea. Il tutto, per ogni carico, dovrà avvenire in 142 ore. E questo porterà ad avere un viavai di circa 120 camion a settimana che entreranno e usciranno dallo stabilimento di viale Stucchi per trasportare le scorte di vaccino.

Per Pfizer, infatti, "il supporto di Thermo Fisher è un ulteriore tassello che premia i nostri sforzi per fornire il vaccino a più persone in tutto il mondo il più rapidamente possibile". L’obiettivo è di superare i 2 miliardi di dosi entro il 2021, prevedendo quindi "l’espansione non solo della capacità di produzione dei nostri siti, ma anche l’aumento dei fornitori per i materiali chiave e delle opzioni di produzione a contratto nella nostra catena di fornitura". Passando anche da Monza. Con Thermo Fisher che non soltanto ha investito 20 milioni per adeguare l’impianto, ma ha anche predisposto un piano di riorganizzazione del lavoro che prevede l’attivazione di un ciclo continuo nella produzione e l’assunzione a tempo indeterminato di 180 persone tra operai di produzione, analisti e ingegneri, scelti tra chi negli ultimi tempi ha avuto con Thermo Fisher un contratto a termine o di somministrazione.

E sempre sul fronte vaccini, se da una parte Monza darà il suo contributo alla produzione di massa di Pfizer, dall’altra sta testando un “suo“ siero prodotto dalla Rottapharm insieme alla romana Takis. Lo studio clinico è partito all’inizio di marzo al San Gerardo e all’Irccs Pascale di Napoli, ma presto anche il Centro ricerche cliniche dell’Università di Verona sperimenterà il Covid e-Vax. "Noi siamo pronti a cominciare tra due settimane – spiega Stefano Milleri, direttore del Centro ricerche cliniche veronese dove si è conclusa la seconda fase di sperimentazione sul primo vaccino italiano prodotto da Reithera – Siamo in attesa del via libera dal Comitato scientifico dell’Istituto Spallanzani". Il panel di volontari "sarà formato da giovani e adulti" e "questa Fase 1 durerà un paio di mesi".