Cornate d'Adda (Monza e Brianza), 23 agosto 2018 - Il “suo” supermercato è stato uno dei primi a essere chiusi in Brianza.
Lei sarebbe dovuta partire per le vacanze, le aveva già prenotate da mesi, attendeva soltanto di terminare il normale periodo di lavoro e poi finalmente avrebbe potuto staccare, assieme alla sua famiglia, ai due figlioletti.
Poi, come un fulmine a ciel sereno, anche se in realtà i segnali che le cose non andassero bene si susseguivano da mesi, una sera di agosto "ci sono arrivate due comunicazioni: a voce ci è stato detto che avremmo chiuso dall’11 agosto; e via fax, in modo quasi anonimo, freddo, tutti noi dipendenti siamo stati informati che lo stipendio che stavamo attendendo non ci sarebbe stato pagato. E ci è crollato il mondo addosso".
A parlare così è una madre, da 18 anni commessa al SuperDì di via Manzoni a Cornate d’Adda, al confine fra le province di Monza e Brianza e quella di Bergamo. Da lì arriva dunque la testimonianza di uno dei 18 dipendenti di questo centro commerciale. La catena a cui appartiene è quella che fa capo alla Generalmarket srl, che si sta trovando ad affrontare una crisi senza precedenti che ha portato alla chiusura di tutti i suoi punti vendita (pare ne siano rimasti aperti solo 4) sparsi fra Lombardia, Liguria e Piemonte.
In Brianza si parla dei centri commerciali di Muggiò, Desio, Cesano Maderno, Barlassina e Cogliate. E, appunto, Cornate d’Adda.
La commessa, di cui ovviamente per proteggere l’identità non faremo il nome, racconta tutto il suo sconforto: "A fare male è stato il silenzio da parte della proprietà. Il punto vendita di Cornate è aperto da 19 anni, io ci sono entrata come dipendente quasi subito, e non c’era mai stato un problema: gli stipendi arrivavano sempre puntuali, addirittura qualche volta in anticipo, e il lavoro certo non mancava".
Poi, il disastro, gli scaffali che si svuotano senza essere più riforniti, il supermercato che viene chiuso all’improvviso. Un cartello sulle serrande avvisa la clientela che è in corso una ristrutturazione di cui in realtà non c’è però alcuna traccia. "Ci è stato detto che riapriremo il 3 settembre, ma il nostro referente aziendale ha precisato che se davvero si riaprirà saremo sempre nelle stesse condizioni in cui eravamo al momento della chiusura: cioè con scaffali vuoti". E aggiunge: "Con quali stimoli potremo rientrare senza stipendio? Oltretutto quello di luglio sarebbe dovuto essere uno stipendio particolarmente pesante, era previsto che contenesse anche il rimborso 730. Parecchi di noi avevano affrontato anche spese impegnative confidando in quello stipendio. Siamo stati costretti ad annullare la vacanza, ci abbiamo anche perso la caparra di 150 euro, ma proprio non ce l’avremmo fatta partire, per tirare avanti sono stata costretta a chiedere un prestito a mia madre. Mi chiedo come potrò anche soltanto recarmi al lavoro: certi giorni per farlo mi dovevo sobbarcare una cinquantina di chilometri fra andata e ritorno ma ormai non ho più nemmeno i soldi per la benzina. Il problema è non essere stati neppure avvisati di cosa ci attendeva, ma di essere stati abbandonati a noi stessi".