Cesano Maderno (Monza e Brianza), 18 agosto 2018 - Quando ti avvicini al grande supermercato di Cesano Maderno, l’IperDì di via San Benedetto, non lontano dalla Superstrada Milano-Meda, la prima cosa a colpirti è il silenzio. Già a cominciare dal parcheggio del supermercato. Ampio, e vuoto. Pochissime utilitarie, quelle dei dipendenti si scoprirà dopo. Poi, appena ti avvicini alla grande porta scorrevole dell’ingresso, l’enorme silenzio ti prende quasi alla bocca dello stomaco assieme all’angoscia. Perché non si è mai abituati a entrare in un centro commerciale aperto ma deserto, in cui in giro per i corridoi non c’è anima viva o quasi.

I dipendenti restano infatti raggruppati quasi alla chetichella in punti prestabiliti. Magari nelle dispense dove si taglia la carne o si preparano le pietanze della gastronomia. Solo che quei reparti, come il resto del supermercato, sono desolatamente sguarniti. Vuoti. Un paio di commessi siedono alle casse senza clienti. Gli scaffali sembrano fissarti come le orbite vuote di un teschio.

Grandi cartelli gialli e rossi annunciano ancora le “super offerte”, ma di cosa non si sa. Sotto al cartello non c’è nulla. Nei reparti di abiti c’è qualche fila di magliette. E poi articoli da giardinaggio, tende da campeggio. Ma appena passi al settore alimentari non puoi che restare a bocca aperta. Perché sugli scaffali, a parte qualche genere a lunga scadenza, qualche pacco di pasta, qualche bottiglia di vino, non c’è davvero più nulla.

Sotto l’enorme insegna “Il Fornaio” i cesti del pane sono vuoti. In pescheria resiste qualche trota surgelata. In gastronomia non c’è nulla.

In macelleria neppure. I pochi dipendenti che vedi aggirarsi sembrano quasi sopravvissuti a una pestilenza o a una guerra atomica di qualche film di fantascienza. E quando si accorgono che è entrato un giornalista, sono combattuti: da un lato avrebbero una gran voglia di sfogarsi, dall’altro hanno paura. Quanto sta accadendo alla Gca general market, la catena proprietaria di IperDì e SuperDì, ha del surreale.

Una lunga crisi economica ha portato allo stato attuale. Di 43 punti vendita sparsi fra Piemonte, Liguria e Lombardia ne restano aperti appena 15: Bregnano, Cogliate, Barlassina, Finale, Stezzano, Cesano Maderno, San Martino, Porto Ceresio, Robbio, Antegnate, Treviglio, Lomazzo, Gozzano, Cigognola, Lodi. Degli altri, 3 sono stati venduti (Sesto San Giovanni, Paderno Dugnano, Melzo), altri hanno chiuso uno dopo l’altro: gli ultimi in Brianza a Lentate, Desio e qualche giorno fa anche Muggiò.

In Brianza sopravvivono appunto Cesano Maderno (40 dipendenti), Barlassina (33), Cogliate (21).

Le forniture sono cessate ormai da tempo, merce fresca non ne arriva più, gli scaffali sono sempre più vuoti. E i dipendenti sono costretti a girarsi letteralmente i pollici sino a fine turno. E mentire dicendo - per spiegare gli scaffali vuoti a qualche improvvido cliente - che è in corso una ristrutturazione: di cosa, però, non si sa.

“Siamo terrorizzati - sussurra una commessa -: non abbiamo notizie, i primi segnali che qualcosa non andasse sono iniziati dopo Natale, ma è stato da dopo Pasqua che la situazione è piano piano precipitata. Da qualche settimana non arriva più nulla, tranne qualche residuo che ci viene portato da altri supermercati che sono stati costretti a chiudere i battenti”.

L’ultima mazzata, però, risale a qualche giorno fa: per la prima volta, sul conto corrente dei dipendenti del gruppo Gca (sede legale a Monza in via Grigna) non è arrivato lo stipendio. "Era quello di luglio - spiega un’altra dipendente -: tra l’altro, particolarmente pesante perché ci sarebbero dovuti essere i rimborsi delle tasse... Finora i sindacati ci hanno detto di portare pazienza, perché lo stipendio continuava ad arrivare, ma adesso non sappiamo più a cosa pensare». La proprietà non si fa sentire, dicono i dipendenti. Ha mandato soltanto una lettera per annunciare che, per problemi imprecisati, non erano riusciti a pagare gli stipendi. Fino a quando e perché non è dato sapere.

“Quando sono venuta dal Meridione a vivere in Brianza - racconta una commessa -, più di 15 anni fa, mi hanno assunto subito assieme a due ragazze del mio stesso paese. Altro che razzismo, in Brianza mi hanno accolta bene: c’era lavoro e c’erano prospettive, e da allora non ho mai avuto un problema: gli stipendi sono sempre arrivati puntuali, addirittura a volte con qualche giorno di anticipo. Ora però non so cosa fare: ho figli piccoli da mantenere. Cosa accadrà?”. Le fa eco un’altra dipendente, da un altro dei punti di vendita brianzoli rimasti incredibilmente aperti: “Sono qui da oltre 20 anni, e ci sono colleghi che hanno messo su famiglia in questi anni, marito e moglie che lavorano negli stessi supermercati: come faranno a tirare avanti senza più un quattrino?”.

Lo scenario in giro per la Brianza è sempre lo stesso. A Barlassina i dipendenti stanno seduti su alcune delle sedie da giardino in vendita. Con loro c’è anche il direttore del supermercato, le distanze con i dipendenti ormai sono azzerate ma tutti hanno paura a parlare, si esprimono solo con gesti e cenni del capo. Lo stesso, più o meno, anche a Cogliate: “Peccato - confida qualcuno - questo punto vendita è nuovo di zecca. Lo hanno aperto cinque anni fa e finora si era sempre lavorato molto bene”. A giorni, dopo le ferie, dovrebbero rientrare anche i sindacalisti che stanno seguendo la vicenda. Dovrebbero partire anche le ingiunzioni di pagamento e le richieste di incontro con la proprietà: la famiglia Franchini di Barlassina. “Ci sentiamo abbandonati - si sfoga un altro dipendente - passiamo ore a guardarci in faccia senza aver nulla da fare. Qualcuno ci ha suggerito di metterci in ferie o in malattia, ma non è giusto. E non possiamo neppure rimanere a casa o passeremmo dalla parte del torto: speriamo siano vere le voci che dicono che i proprietari hanno intenzione di tenersi almeno i negozi rimasti aperti". Torniamo a Cesano Maderno. Una cliente sperduta si aggira fra gli scaffali. È anziana. “Questo è l’unico negozio vicino a casa mia, non ho la macchina: volevo fare la spesa ma non so più cosa fare. Peccato, qui si trovava tutto e si spendeva poco. Un tempo...”.