Monza, 16 gennaio 2018 - Tutti pronti a correre, due anni fa, per mettere il cappello sul rinnovo del contratto di Monza con l’allora boss della Formula Uno, Bernie Ecclestone. Sorrisi, strette di mano e sospiri di sollievo dopo un’estenuante telenovela fatta di polemiche politiche, caccia ai soldi e passaggi di gestione nell’azienda che gestisce il circuito. Tutti convinti che, almeno fino al 2019 compreso, il Gran Premio di Formula Uno a Monza fosse salvo. Senza sorprese. Perché la Legge di Stabilità del 2016 garantiva l’impegno economico dell’Automobile club d’italia per pagare a Liberty Media il milionario contratto. Nessuno mai si sarebbe aspettato che proprio il Parlamento la rimettesse in discussione a distanza di un solo giro di calendario. E invece è stato proprio così.

Tutta colpa di un errore nella legge di Bilancio. Che ha lasciato l’Aci (proprietario per il 75 per cento di Sias, la società che gestisce l’autodromo di Monza) legato alle severe norme della Legge Madia sulle società municipalizzate. Nonostante Aci non lo sia. E adesso occorre metterci una pezza. Perché altrimenti «non potremo rispettare gli impegni presi con il Parlamento e il Paese per mantenere la Formula Uno in Italia, già a partire da quest’anno», mette in guardia il presidente Angelo Sticchi Damiani. Venerdì al Monza Eni Circuit, in occasione della premiazione dei Campioni italiani del volante 2017, «spiegherò la situazione», assicura il presidente. Di tempo però ce n’è poco.

E forse il clima di promesse elettorali potrebbe accelerare la soluzione di questo problema. Lo scorso anno, la prima fattura di Liberty Media per il Gran Premio del 2017 è arrivata a marzo. Per la gara di quest’anno, che è in calendario il 2 settembre, potrebbe arrivare nello stesso periodo. Basterebbe un provvedimento ad hoc per eliminare i «vincoli inutili» che impediscono ad Aci di onorare il contratto triennale da 68 milioni di dollari: 22 milioni per i primi due anni, 24 per il terzo anno.

Un impegno praticabile solo grazie alla possibilità data ad Automobile club Italia di utilizzare tutte le risorse del proprio bilancio, compresi dunque i soldi del Pubblico registro automobilistico. Adesso, però, le condizioni sono cambiate: «Qualcuno ci ha chiesto di intervenire in prima persona e a certe condizioni per salvare il Gran Premio – conclude Angelo Sticchi Damiani – Ma devono permetterci di farlo».